Ascanio Celestini e Gaetano Bresci

Emanuele Filiberto di Savoia ha recentemente dichiarato che l’Italia è un paese pronto per diventare una monarchia costituzionale. In considerazione di questa dichiarazione del Principe volevamo dedicare questa canzone a Gaetano Bresci: tessitore, anarchico e uccisore di re.______________

Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro.
Mi guardo intorno e nella casa del ladro è tutto rubato.
Pure l’aria che adesso respiro con il fiato corto è frutto d’un furto.

Quando un ladro trova un ladro dentro casa non è mica contento.
Infatti quel ladro mi vede e mi dice: “Stai attento”
Lui mi dice: “Guardami bene, io non sono un ladro soltanto. Io sono il padrone”

Non sappia l’occhio destro quel che guarda il sinistro.
Taccia la bocca memore di quel che ha visto:
che io mi muovo adesso, prima che sia mattino.
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.

Ma io dico che a suonare un sonaglio davanti al serpente,
io dico che pure il serpente, pure quello si pente
e capisce che sputare veleno per tutta una vita non gli è servito niente.

Ma il padrone è una cosa diversa, è uno strano serpente.
Il padrone è una cosa diversa, è una bestia curiosa.
Incomincia succhiando il latte da quando è bambino, ma poi succhia ogni cosa.

Non sappia l’occhio destro quel che guarda il sinistro.
Taccia la bocca memore di quel che ha visto:
che io mi muovo adesso, prima che sia mattino.
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.

E difatti, alla fine, il padrone è una specie di ladro.
Solo che quando ruba il padrone non è mica reato
e anche quando viene arrestato il suo alibi regge. Perché lui è la legge.

Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro.
E quel ladro mi dice che lui non è un ladro soltanto.
Ma neanch’io sono un ladro e gli dico e così mi avvicino: “Io sono un assassino”.

E così sotto il cielo turchino c’è un padrone di meno.

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