PAPÁ

Ancora qualche giorno e Mira compirà 11 mesi, quasi un anno. È molto cresciuta dal livido feto con la testa a cono che è stata alla nascita. Aveva le gambe cicciose, le braccia cicciose, le guance cicciose e un inizio di collo che si sforzava di emergere dal torace per sostenere una testa ancora abnorme. Non avrei mai immaginato che avere un figlio, una figlia, sarebbe stato così. Mi pare che sia questa caratteristica che mi distingue dai miei contemporanei che non l’hanno provata.

La bambina, ora, è una bambina. Sono contento che cresca ma già ho un po’ di nostalgia. Una nostalgia preventiva. Nostalgia del presente che in futuro sarà passato. Nostalgia di quella risata intatta perché so già che si dissolverà, di quei movimenti a scatti ogni giorno più dominati e precisi, di quella felicità che non è ancora un sentimento, ma uno stato, un corpo felice di stare al mondo, e che non sarà più tale. Nostalgia del suo pianto e del poco dormire, del suo bisogno di essere cambiata e del piacere che prova quando la si lava, del suo guardare il soffitto come se fosse una novità meravigliosa, del suo gurdare tutto come se fosse una cosa che inizia. Presto imparerà a camminare e a parlare. Di cose belle ce ne sono ancora tante davanti, ma il solo fatto che siano davanti le rende inevitabili. In qualche modo misterioso, già trascorse…

[adattamento da  un brano di Papà di Giacomo Papi]

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