Notizie in croce

Le cronache di questi giorni ci segnalano un crescere di episodi di violenza sessuale nei dintorni di Roma. Pare che le ragioni siano da cercarsi nella presenza dello stato del Vaticano dove trovano ospitalità enormi masse di uomini forzatamente costretti all’astinenza sessuale che predicano il disprezzo verso le donne, il corpo e il piacere. Nell’ultimo episodio la vittima e il suo fidanzato hanno ritenuto di riconoscere un accento dell’est europa: potrebbe trattarsi di sacerdoti polacchi.
Nel frattempo predaz e Gelmini parlano da youtube anche se visto le facce sarebbero più appropriati su youporn, pornotube o simili…
E se fa notizia il fatto che Natzi ritiri le scomuniche (contro i lefebvriani) è proprio perché non fanno più notizia gli anatemi che il sommo pontefice sputa a destra e a sinistra. L’ultima delle maledizioni partite dal Vatic-anal (anche se non ancora scomunica formale) è contro il neo-presidente abbronzato degli stati uniti per la sua politica di concessioni (timide) in materia di aborto.
Del resto “Il migliore presidente della repubblica americana è una scimmia che dà le banane gratis” come ha detto un matto.

La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno

DIO NON ESISTE, PARTE DA GENOVA LA CAMPAGNA ATEI IN ITALIA GENOVA, 12 GEN –
"La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno": con questa scritta bianca su fondo blu, che campeggerà dal 4 febbraio su due bus urbani di Genova, parte anche in Italia la campagna degli atei che ha già esordito a Londra e a Barcellona. Non è casuale la scelta di Genova, sede del presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, "sfidato" dagli atei. Ma dalla Curia (assente il porporato, in pellegrinaggio a Fatima) la replica è per ora soft: "evitare la contrapposizione e ricercare il dialogo", dice don Gianfranco Calabrese, direttore dell’ufficio catechistico della diocesi genovese. A lanciare l’iniziativa in Italia è l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar). "La campagna – spiega il presidente nazionale dell’Uaar, Raffaele Carcano – è una specie di sfida atea in casa di Bagnasco reo di ostacolare il Gay Pride del 13 giugno e abituato a frequenti uscite in materia di scienza, diritti e riproduzione". L’Uaar sta promuovendo anche una raccolta fondi su internet che se riscuoterà successo servirà a finanziare altri bus-atei in Italia. Intanto, spiegano gli atei, cominciano le controiniziative del mondo cattolico e arrivano i primi anatemi dalle alte cariche ecclesiastiche. "Vedremo – ha concluso Carcano – cosa succederà quando gireranno a Genova i bus che al posto delle solite pubblicità invitano a vivere senza il conforto della fede". "Ci sono modi e modi di esprimere sia la tolleranza che l’intolleranza – replica don Calabrese – e la ricerca della tolleranza è sempre il dialogo" mentre "la contrapposizione é sempre intolleranza". Anche la data scelta per il Gay Pride di Genova (13 giugno, giorno del Corpus Domini) è un modo per attaccare la Chiesa cattolica, prosegue don Calabrese. "Collocare appositamente" questo appuntamento "in un momento significativo e tradizionale per la Chiesà, che fa parte di un calendario consolidato – afferma – è quasi cercare lo scontro per lo scontro". Al contrario, continua don Calabrese – "da parte del cardinale Bagnasco c’é sempre stata la ricerca del dialogo": "Bagnasco, infatti non ha mai detto che non si doveva tenere il Gay Pride" ma aveva semplicemente chiesto di "evitare sovrapposizioni" delle due date. Il rettore del Santuario di Nostra Signora della Guardia, mons. Marco Granara, auspica che l’iniziativa dell’UAAR possa diventare addirittura "uno stimolo per i cristiani" per offrire "la propria testimonianza" e "per rispondere in termini intelligenti, come chiede il Papa, dimostrando una fede pensata ed amica dell’intelligenza". E Don Andrea Gallo, il prete di strada fondatore della comunità di San Benedetto al Porto, replica caustico ed ironico: "Dio esiste, ma non sei tu. E allora rilassati, cerchiamolo insieme tra gli ultimi".
fonte Ansa

Madre Teresa indemoniata

Una serie della Bbc rischia di far infuriare i cattolici per alcune scene controverse come l’esorcismo del Nobel e sequenze di sesso

LIBRO MOLTO CONSIGLIATO DA CEGHE

 Si chiama "Apparizioni" la serie tv che manderà su tutte le furie il Vaticano e le alte gerarchie cattoliche. E forse con ragione. Presentata dalla Bbc in sei puntate, "Apparizioni" promette polemiche a non finire e il motivo è semplice: al telespettatore si promettono scene controverse come l’esorcismo di madre Teresa di Calcutta e altre di sesso e violenza.

 

Ideata e interpretata dall’attore Martin Shaw, la serie è presentata come un horror che non risparmia allo spettatore lo scuoiamento di un gay in una una sauna da parte di un uomo posseduto, le molestie di un padre alla propria figlia e l’esorcismo sul letto di morte di madre Teresa. "E’ vero – ha detto Shaw durante un’intervista al Telegraph – madre Teresa fu esorcizzata prima di morire". E al giornalista che gli chiedeva se non  temeva le ire del Vaticano Shaw si è difeso: "Non credo che sia inusuale come puo’ sembrare. La Chiesa Cattolica direbbe – e io sono d’accordo – che sono proprio i santi a essere più degli altri nel mirino del demonio. Quella scena non è contro Madre Teresa né contro il suo messaggio".

La Conferenza episcopale, consultata dalla produzione per le tecniche di esorcismo ha fiudicato la serie di "cativo gusto". E la Bbc dovrà prepararsi al peggio. Già in passato era successo qualcosa di simile: "Opera", uno spettacolo di Jerry Springert andato in onda nel 2005 suscitò un tale motto di indignazione che la Bbc fu sommersa da più di 50mila messaggi di protesta. (Libero News)

Scherzi da prete e scherzi da indù

dopo la gara di bellezza per suore – che secondo me è un’idea anche un po’ blasfema però è di un prete… si vede che tira più un pelo di suora che un carro di pecoroni… suore vestite come le ragazze di drive-in e si salveranno dalla crisi di vocazioni forse è una tecnica…. –  in india gli estremisti indù (ma i credenti sono sempre estremisti visto che fondano in modo del tutto irrazionale il proprio sistema etico su leggende che si perdono nella notte dei tempi…) abbrustoliscono cristiani… della serie chi la fa l’aspetti… e soprattutto speriamo che qualche indù passi per rimini nei prossimi giorni

Bordelli per i Papa-boys

Sidney: in occasione delle Giornate Mondiali della Gioventù le case di tolleranza aumentano l’organico. Gita spirituale o di piacere?

In fondo sono pur sempre giovani. Cattolici, devoti del Papa, ma pur sempre giovani e con gli ormoni in subbuglio. Dev’essere stato questo il pensiero di Sindy, la tenutaria del bordello Xclusive di Sidney, Australia. La città, infatti, si prepara ad accogliere il raduno dei Papa-boys (dal 15 al 20 luglio) e il management del bordello di lusso situato nel quartiere Bondi Junction ha deciso di adeguare l’offerta in proporzione a quella che prevodono sarà la domanda.

In sostanza, sono arrivati i rinforzi: state assunte nuove ragazze per far fronte alle richieste dei giovani cattolici che si riverseranno in città, dai 5 continenti, per la kermess religiosa e culturale. «In questo modo – si legge nell’annuncio – i nostri clienti tradizionali non saranno delusi» riporta il Corriere. «Cerchiamo ragazze di tutte le nazionalità per completare il nostro organico – si spiega nella sezione "work opportunities" -. Offiramo potenziali guadagni illimitati, ambiente sicuro, una lounge per le ragazze con armadietti e docce, turni flessibili e un training completo». Alle aspiranti operatrici del sesso è richiesto di essere donne, carine, pulite, vivaci e motivate.

Bagni in marmo, lettoni enormi, specchi, maxi-televisori al plasma, stereo: le camere sono superattrezzate e la struttura s’è guadagnata ben sei stelle. Superlusso. E proprio questo è il punto: ma i giovani che vanno a questi raduni, non badano forse al risparmio? Tende, campeggi, ostelli, famiglie ospitanti… Forse risparmiano proprio per i "divertimenti extra"? Di sicuro devono mettere da parte un bel po’ di soldi: intrattenersi per tre quarti d’ora in camera standard costa 235 dollari, a cui aggiungere eventuali extra per l’utilizzo di attrezzature erotiche, l’acquisto di giochi e materiale trasgressivo, per l’utilizzo della spa o del centro massaggi. (Libero News)

La Casta dei giornali/ La Chiesa

Più di 100 giornali o periodici cattolici sono finanziati dallo Stato. Ma non erano sufficienti l’otto per mille e l’esenzione degli immobili religiosi dall’ICI? Le nostre tasse contribuiscono a "La Voce dei Berici della Diocesi di Vicenza" e a "La Valsusa della Stampa Diocesana Segusina".
Imperdibili per i fedeli più devoti.

"Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie

QUARTA CATEGORIA: in pratica, monopolio di testate facenti capo, direttamente o indirettamente, alla Chiesa cattolica (diocesi, arcidiocesi, ordini religiosi, conventi, associazioni e opere pie, confraternite, ecc.). Fra i 106 «periodici editi da cooperative, fondazioni o enti morali ovvero da società il cui capitale sociale sia detenuto da cooperative, fondazioni o enti morali» si contavano sulla punta delle dita di una sola mano quelli editi da organizzazioni non cattoliche come l’Istituto Buddista e non religiose come l’ANMIL (Associazione dei Mutilati e Invalidi del Lavoro) e la Federazione Orticoltori.
A primeggiare era la Società San Paolo. Fondata nel 1914 da don Giacomo Alberione, opera in trenta nazioni «e in molteplici campi di attività: editoria libraria, giornalistica, cinematografica, musicale, televisiva, radiofonica, audiovisiva, multimediale, telematica; centri di studio, ricerca, formazione, animazione». I Paolini sono impegnati programmaticamente e sistematicamente «nella diffusione del messaggio cristiano utilizzando i mezzi che la tecnologia mette a disposizione dell’uomo di oggi per comunicare». E la Periodici San Paolo, in particolare, riusciva a utilizzare puntualmente anche i contributi messi a disposizione dallo Stato italiano, assommando con sei testate una cifra superiore al miliardo delle vecchie lire: Famiglia Cristiana (210 mila euro), Il Giornalino (210 mila), Jesus (49 mila), Vita Pastorale (34 mila), Famiglia Oggi (5 mila) e Letture (5 mila).
A parte la San Paolo, la gran parte delle testate di questa categoria si accontentavano di contribuzioni sotto i 50 mila euro: la più bassa in assoluto, meno di duemila euro, quella assicurata alla Impresa Tecnoeditoriale Lombarda per la Rivista Diocesana Milanese. Solo quindici riviste riuscivano ad aggiudicarsi un aiuto pubblico compreso fra i 50 mila e i 100 mila euro: L’amico del Popolo (102 mila), Città Nuova della Pia Associazione Maschile opera di Maria (94 mila), Toscana Oggi (89 mila), La Vita del Popolo dell’Opera San Pio X (82 mila), Corriere di Saluzzo (80 mila), Verona Fedele (74 mila), Il Popolo dell’Opera Odorico da Pordenone (65 mila), La Vita Cattolica (64 mila), L’Azione della Diakonia Ecclesiale (63 mila), La Difesa del Popolo (61 mila), La Voce dei Berici della Diocesi di Vicenza (57 mila), Adista «fatti, notizie, avvenimenti su mondo cattolico e realtà religiose» (56 mila), La Voce del Popolo «settimanale di informazione della cultura cattolica di Brescia. Documenti e informazioni sulla Diocesi e sulla Curia Vescovile» (56 mila), Il Nuovo Rinascimento dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (52 mila) e La Valsusa della Stampa Diocesana Segusina (51 mila).
Nel 2004 queste testate passeranno da 106 a 115, per una contribuzione complessiva di 3 milioni 674 mila."Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri

I s'ciavi xe più avanti de noi no xe gnente de far…

Pornografia e chiesa cattolica: lo scandalo T2

TV via cavo, internet e telefonia. La società T-2 sta sbaragliando la concorrenza. Anche grazie all’offerta di canali dal contenuto pornografico. Niente di strano, se non che proprietaria della T-2 è la chiesa cattolica slovena

Mentre la Slovenia, in qualità di presidente di turno dell’UE, inaugura alla grande il suo semestre ospitando a Lubiana la Commissione europea e tanti accademici europei per parlare di »Dialogo interculturale«, dietro alle quinte della composita realtà slovena e dei suoi poteri forti, quelli che in questo momento di più condizionano le scelte a lunga gittata del governo in carica, si consuma una paradossale storia di ipocrisia e „doppia morale“.

Protagonista è questa volta il vertice stesso della Chiesa cattolico-romana slovena, in particolare la Conferenza episcopale di Maribor.

Lo scandalo si chiama T-2, attualmente forse la più popolare società di servizi di telecomunicazione (TV via cavo, internet e telefonia) in Slovenia. La popolarità di T-2, che da più di due anni sta facendo incetta di utenti anche per i suoi prezzi concorrenziali e sin dal 2005 per un’offerta innovativa in internet (sistema VDSL) , è dovuta anche alle proposte particolarmente »liberali« dei suoi pacchetti TV.

Una vignetta di Franco Juri

Tra i programmi cui hanno accesso i clienti di T-2 ce ne sono vari di contenuto decisamente pornografico. Pornografia? Niente di strano, niente di particolare; un optional, messo a disposizione dei telespettatori da vari servizi di telecomunicazione. T-2 è semplicemente quello che in Slovenia offre più pornografia. E allora?

Non ci sarebbe nulla da obiettare se la triple play T-2 non fosse di proprietà della Conferenza episcopale di Maribor. Proprio così; con una quota di azioni di maggioranza assoluta che la Chiesa cattolica detiene mediante la società finanziaria Zvon Ena, fondatrice e proprietaria di T-2.

L’holding Zvon Ena, che ha importanti quote di capitale in diverse e importanti imprese slovene ( Sava Kranj, Helios, Lesnina, Hoteli Bernardin, la Banca di Celje, l’holding Inford, la Krekova družba, l’industria di zinco di Celje ecc.) è per il 52%, con azioni acquistate alla fine del 2005 per un valore di 50 milioni di euro, ma oggi notevolmente lievitate, di proprietà della società »Gospodarstvo Rast« fondata direttamente dalla Conferenza episcopale di Maribor e affidata a Mirko Krašovec, un influente uomo d’affari al servizio del vertice ecclesiastico per promuovere gli interessi economici e finanziari della potente chiesa slovena.

Prima dell’ offerta di Krašovec la Zvon Ena era di proprietà della Krekova Banka, un’istituzione originariamente legata anch’essa alla chiesa cattolica di Maribor ( Krašovec ne è stato il principale ispiratore). Più tardi la Krekova Banka è stata acquistata dall’austriaca Raiffeisen Zentralbank, ma Mirko Krašovec ha mantenuto il posto di membro del comitato di controllo nella nuova Raiffeisen Krekova, gestendo con particolare destrezza gli interessi della Conferenza episcopale che rappresenta.

Dopo due anni di ottimi affari la T-2 e la Zvon Ena sono ora al centro dello scandalo forse più
dolente per i vertici della chiesa slovena. L’opinione pubblica è venuta pian piano a sapere che il servizio di telecomunicazioni più popolare e »pornografico« della Slovenia è in mano alla Chiesa cattolica, quella stessa Chiesa che nel paese rimane il principale baluardo della morale cristiana e della famiglia; un baluardo che dai suoi pulpiti lancia strali e anatemi contro decadenza, immoralità e costumi lascivi. Una chiesa decisamente schierata con il conservatorismo di Papa Ratzinger.

Ostentando sorpresa – dopo che la prorietà di T-2 era ormai un segreto di Pulcinella – è corso a Maribor persino il cardinale Franc Rode, l’uomo del Papa, il primo cardinale sloveno nella storia, vicinissimo all’Opus Dei, e protagonista tempo fa di una storia di raccomandazioni a favore della società italiana di costruzioni Grassetto in un contenzioso di questa con lo stato sloveno. Il favore glielo chiese allora il cardinale Tarcisio Bertone, oggi Segretario di Stato del Vaticano.

Rode è volato a Maribor per raccomandare ai suoi vescovi una soluzione che tolga la chiesa dal pasticcio, magari salvando capra e cavoli. Evidente l’ imbarazzo dei prelati sloveni che in due anni »non si erano accorti« che il proprio servizio di telecomunicazioni offriva ai fedeli sei programmi pornografici. E Rode esige che i vescovi si tirino fuori dall’affare e ripuliscano l’immagine della chiesa immacolata. La curia prende qualche giorno di tempo e poi decide di uscire da T-2, ma cercando di salvare per vie traverse i suoi affari, magari pensando a prestanomi e società by-pass che riducano la visibilità del legame tra il vertice cattolico e i programmi pornografici della famosa »triple play«. Insomma, niente più benedizioni dirette al sesso sfrenato in TV.

Fonte: http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/8793/1/51/

Arrestato il vicedirettore del seminario di Brescia

Terremoto al seminario di Brescia. Il vicedirettore, don Marco Baresi, 38 anni, è stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile che hanno eseguito un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del Tribunale di Brescia. Le accuse per il sacerdote sono di violenza sessuale aggravata ai danni di un minore di 14 anni e detenzione di materiale pedopornografico.

Nato a Chiari il 4 febbraio 1969, ordinato a Brescia l’11 giugno 1994 proviene dalla parrocchia di Chiari. E’ vicario parrocchiale a San Zano Naviglio (1994-1999) e vicerettore in Seminario dal 1999.

La diocesi per ora non commenta le presunte accuse di violenza sessuale su un minore. "Non abbiamo ancora letto le motivazioni dell’arresto", spiega il responsabile dell’ufficio diocesano per le comunicazioni, don Adriano Bianchi, "stiamo verificando cosa è successo".

http://canali.libero.it/affaritaliani/milano/pedofiliabresciaseminarioMI2711.htm

notizie dalla regione di padre pio (beato lui)…

Prete condannato per sequestro e maltrattamenti di immigrati

29 Settembre 2007

La notizia dell’arresta l’ 11 marzo del 2005 suscito’ opposte reazioni. Da un lato c’era chi pensava che il centro di accoglienza per immigrati da lui diretto a San Foca, nel leccese, fosse un lager, e dall’altra coloro che, primo tra tutti il suo vescovo, non gli hanno mai fatto mancare fiducia e solidarieta’.
Don Cesare Lodeserto, figura energica e controversa di sacerdote, accusato da un gruppo di ragazze moldave di sequestro di persona e maltrattamenti, e’ stato condannato ieri a cinque anni e quattro mesi di reclusione per calunnia, minaccia per costringere a commettere reati e sequestro di persona. La sentenza e’ stata emessa con rito abbreviato dal Gup di Lecce Nicola Laricchia che ha in parte accolto le richieste del pm che aveva chiesto una condanna piu’ pesante a oltre sette anni.
Per don Cesare, ex direttore del centro Regina Pacis ed ex segretario personale dell’arcivescovo di Lecce mons. Cosmo Francesco Ruppi, e’ la terza condanna. Il Tribunale di Lecce lo aveva gia’ riconosciuto colpevole di simulazione di reato (otto mesi di reclusione) e violenza privata e lesioni (16 mesi) ai danni di maghrebini che tentarono la fuga dal Regina Pacis. In un altro procedimento per peculato nella gestione del centro, era stato assolto.
I carabinieri lo avevano arrestato mentre era a Quistello, un paesino vicino Mantova, in visita all’altro centro di accoglienza da lui diretto, che e’ il gemello di San Foca e che, insieme con un terzo centro aperto in Moldavia, fa capo alla Fondazione Regina Pacis fondata che era presieduta da Don Cesare.
L’inchiesta che ha portato a quest’ultima condanna era partita dal processo per presunti maltrattamenti ai maghrebini che tentarono la fuga dal centro nel 2002 per evitare il rimpatrio. Alcune ragazze moldave raccontarono che don Cesare aveva impedito loro di uscire dal centro privandole anche del loro permesso di soggiorno, e avrebbe anche indotto un teste chiave di quel processo a dichiarare il falso.
Nel corso degli anni, il centro di San Foca ha suscitato numerose proteste e dato luogo a diverse manifestazioni, per i metodi e i maltrattamenti che si riteneva venissero usati al suo interno. La struttura, dipendente dalla curia di Lecce, era stata definita un ‘carcere’ e un ‘vero e proprio lager’ dai movimenti che proponevano l’abolizione dei Cpt.
Con don Cesare sono stati condannati anche il nipote Luca (tre anni e due mesi) e una collaboratrice, un collaboratore e’ stato multato mentre un altro e’ stato assolto.

http://www.aduc.it/dyn/immigrazione/noti.php?id=195168

Le clarisse di Bisceglie
BISCEGLIE — Le vocazioni languono, le suore di clausura litigano di continuo e la badessa, rimasta ospite del monastero, manifesta indisciplina nei confronti dell’arcivescovo. Così il monastero di Santa Chiara a Bisceglie, in provincia di Bari, ora è destinato alla chiusura. La diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, con una nota a firma del cancelliere arcivescovile, mons. Giuseppe Asciano, ha chiesto alla Santa Sede, tramite la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, «chiarimenti in merito al governo del monastero». Decisione presa, scrive la Curia, «non essendo possibile garantire un sereno prosieguo della vita monastica» e causata anche da «una non facile convivenza tra le monache presenti in monastero». Convivenza diventata ancora più difficile dopo la morte di due anziane suore, e resa più acuta da un violento litigio nel luglio scorso tra le tre suore rimaste nel monastero che avrebbe costretto una di loro a ricorrere alle cure di un medico.Dopo quell’episodio, due suore sono state trasferite in un altro monastero, ad Altamura (Bari), e da quel momento la badessa è rimasta da sola. Mons.Asciano scrive che nella vicenda si sono aggiunti «ripetuti atti di insubordinazione da parte della badessa nei confronti dell’arcivescovo», per cui le decisioni sono state drastiche.
domenica 30 settembre 2007

http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1290001