Monfalcone: la centrale termoelettrica cambia?

da Konrad n. 220, ottobre 2016 p. 6

Dopo 70 anni di carbone, olio combustibile e biomasse, davanti a fuoriuscite anomale e a un accertato traffico illecito di rifiuti legato alla criminalità mafiosa, la centrale termoelettrica di Monfalcone volta pagina?

illustrazione di Renato Trevisan

È prevista la riconversione dei due gruppi a carbone finalizzata a un graduale processo industriale sostenibile, in sintonia con le linee guida dettate dal nuovo Piano Energetico Regionale. “Sarà un futuro senza carbone, quindi green e pienamente sostenibile” rassicura l’Assessore regionale all’ambiente Sara Vito, originaria della zona.

Sappiamo che il carbone non sarà produttivo per molto perché è un fatto accertato che la catastrofe climatica sia provocata dall’uso dei combustibili fossili. Anche la Cina sta chiudendo le centrali a carbone. Corre voce che il carbone verrà poderosamente tassato in un futuro prossimo, diventerà antieconomico: che ci sia anche qualche considerazione di profitto nella svolta green, come la definisce Vito con un’anglofilia terminologica sempre più presente nel discorso politico nostrano? Continue reading

Stop a traffico, rumore e smog

da Konrad 219, settembre 20156, p. 6

I residenti chiedono a gran voce di liberare Monfalcone-Panzano e il territorio circostante dal traffico pesante. Il trasporto di materie prime potrebbe essere garantito tramite chiatte.

La vita a Monfalcone è da sempre condizionata dal rapporto tra grande fabbrica e piccola città.Tuttora sono molti i nodi di questa intricata e forse inestricabile relazione: la vicenda amianto, lo sfruttamento e la precaria integrazione di lavoratori trasfertisti, transfrontalieri e migranti, i piani urbanistici, la centrale a carbone. Solo per citare quelli più spesso ascesi agli onori o disonori delle cronache e più evidenti e sentiti in città. Continue reading

IL NODO DEL POLO INTERMODALE

Presidio NO TAV 30 maggio a Monfalcone

Alla presentazione del libro di Possamai sulla TAV a nordest il 28 maggio scorso, il ministro Clini spinge per la TAV fino a Trieste a est e a Tarvisio al confine con l’Austria. Illy – dop aver presentato negli anni scorsi il fantastico e oneroso progetto della Trieste-Divaccia – dice che la Slovenia è fuori quindi bisogna passare per l’Austria. In sala era presente Enrico Marchi, presidente della Save di cui è noto l’interesse per l’acquisto dell’aeroporto di Ronchi vincolato allo sviluppo ferroviario (leggesi TAV).

Nel frattempo l’a.d. di ABS Alessandro Trivillin vilmente ricatta dicendo che delocalizza se non verrà fatto l’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest (con istantanea calata di braghe della CGIL).

C’è anche chi si chiede il nesso fra quella linea elettrica voluta in primis da Terna (società di gestione della rete energetica ad alta tensione), il ridotto uso delle centrali di casa nostra l’importazione di energia prodotta con l’atomo in Slovacchia da chissà quale società intermediatrice e l’operatività facendo un esposto per capire se ci sia del dolo o complicità nella gestione della vicenda dell ‘elettrodotto.

Per noi la questione è più chiara. È evidente infatti che l’elettrodotto di certo è assolutamente funzionale  ad una eventuale attuazione dell’Alta Velocità ferroviaria, che di energia ne consuma moltissima, e in particolare del polo intermodale di Ronchi.

Questo non fa che riconfermare il nostro convincimento che è nel nodo gordiano del polo intermodale che si intrecciano gli interessi delle varie lobby affaristiche della regione (ma non solo come si è visto). Poi c’è anche la questione bivio di San Polo…

 

dal blog collettivo difesa litorale carsico

Contro il Disboscamento di Grado Pineta

da altro blog

Nel silenzio della stampa locale Grado Pineta ha subito un disboscamento che ha privato l’intera comunità di una grossa fetta di pineta.

Solo sul social network facebook è nata una pagina che si è posta lo scopo di denunciare questo atto devastante (da cui è tratta la foto accanto ma sotto segue una nostra galleria fotografica).

Hanno abbattuto mezzo bosco e non è stato bello vedere come hanno disboscato: un’enorme ruspa con un altrettanto enorme pinza che strappava indistintamente ogni albero gli capitasse a tiro, vivo o morto che fosse. Hanno lasciato delle piante pericolanti e un fondo impraticabile anche a piedi. Ora è triste vederne i monconi: platani dal diametro di più di un metro, pini marittimi alti come condomini, acacie ecc. nulla più.

Restano oscuri molti punti della vicenda a partire dalle motivazioni che avrebbero spinto ad un’operazione simile. C’è chi dice  per dar spazio ad una possibile autobotte dei vigili del fuoco qualora ci fosse un incendio (ed ora è certo che di autobotti ne passano comodamente molte di più di una) e c’è chi ha azzardato che sia per fare nuovi parcheggi o per dare un ulteriore passaggio alla spiaggia (direi eccessivo, visto che di strade ce ne sono già abbastanza per essere una zona a traffico limitato). Altri sostengono che il comune di Grado sia tornato proprietario delle strade della Pineta (che finora appartenevano ad una società privata) e che quindi possa aver deciso di effettuare modifiche alla circolazione… Restano però tutte teorie, per ora.

In ogni caso – nonostante si sia ben lontani da quanto successo in Valrosandra o sull’Isonzo – l’ennesimo esempio di stupro dell’ambiente fatto perlomeno con estrema leggerezza. Ma ci sono molte cose in ballo a Grado in questo periodo…

Continue reading