La chiusura della galleria Bombi

La galleria Bombi di Gorizia come rifugio per un centinaio di migranti, ha le ore contate. Il sindaco Ziberna, Forza Italia, ha deciso in concerto con il nuovo prefetto, Massimo Marchesiello, insediatosi a inizio settimana, che oggi, venerdì 24 novembre, verranno messe delle grate di ferro alle entrate della galleria. Medici Senza Frontiere sta cercando di capire dove poter allestire un capannone, perché sono certi che le persone continueranno ad arrivare. In tanti si sono già mossi da qui, da quando la notizia della chiusura ha cominciato a diffondersi.

Ceghe è un eroe! E invece non ero io…

La storia è questa; un romeno, Mihai Ceghe, accompagnava sua moglie al lavoro alle 06.30 mattina in una Roma sotto l’assedio della pioggia. Sulla strada trova il passaggio sotto la ferrovia dove passava abitualmente allagato. Vede due macchine che galleggiavano e pensa che deve fare un’altra strada. Dopo aver fatto marcia indietro però, vede nel retrospecchio che una delle macchine aveva i fari accesi. Guardando meglio gli sembra di vedere anche una mano. I pochissimi gradi sopra lo zero non impediscono al romeno di scendere e buttarsi nell’acqua per prestare soccorso. Appena in tempo salva la vita ad un pensionato italiano, Romano Santilli (76 anni). Perché l’ambulanza ritardava lo porta in ospedale dove i medici riescono a stabilizzarlo.

Nello stesso giorno il romeno va in ospedale ad assicurarsi che è tutto a posto. Porta con sé i suoi bambini, non per vantarsi, ma per insegnarli quanto vale un gesto e quanto può cambiare. Infatti, la moglie di Romano, Anna Teresa Iacchini (67 anni), non smette di ringraziare il romeno e dice: “Non ero preparata per essere vedova, anzi preparavo il cinquantesimo anniversario del nostro matrimonio; ringrazio il signore romeno che mi da dato la possibilità di vivere questa emozione”.

da http://parliamoci.wordpress.com/2008/12/17/spazio-per-una-bellissima-storia/#comment-44

foto: http://www.obiectivdesuceava.ro/index.php?page=articol&ids=46806

secondo me più che a un ceghe somiglia a un hudoroviceghe comunque…

La Casta dei giornali/ La Chiesa

Più di 100 giornali o periodici cattolici sono finanziati dallo Stato. Ma non erano sufficienti l’otto per mille e l’esenzione degli immobili religiosi dall’ICI? Le nostre tasse contribuiscono a "La Voce dei Berici della Diocesi di Vicenza" e a "La Valsusa della Stampa Diocesana Segusina".
Imperdibili per i fedeli più devoti.

"Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie

QUARTA CATEGORIA: in pratica, monopolio di testate facenti capo, direttamente o indirettamente, alla Chiesa cattolica (diocesi, arcidiocesi, ordini religiosi, conventi, associazioni e opere pie, confraternite, ecc.). Fra i 106 «periodici editi da cooperative, fondazioni o enti morali ovvero da società il cui capitale sociale sia detenuto da cooperative, fondazioni o enti morali» si contavano sulla punta delle dita di una sola mano quelli editi da organizzazioni non cattoliche come l’Istituto Buddista e non religiose come l’ANMIL (Associazione dei Mutilati e Invalidi del Lavoro) e la Federazione Orticoltori.
A primeggiare era la Società San Paolo. Fondata nel 1914 da don Giacomo Alberione, opera in trenta nazioni «e in molteplici campi di attività: editoria libraria, giornalistica, cinematografica, musicale, televisiva, radiofonica, audiovisiva, multimediale, telematica; centri di studio, ricerca, formazione, animazione». I Paolini sono impegnati programmaticamente e sistematicamente «nella diffusione del messaggio cristiano utilizzando i mezzi che la tecnologia mette a disposizione dell’uomo di oggi per comunicare». E la Periodici San Paolo, in particolare, riusciva a utilizzare puntualmente anche i contributi messi a disposizione dallo Stato italiano, assommando con sei testate una cifra superiore al miliardo delle vecchie lire: Famiglia Cristiana (210 mila euro), Il Giornalino (210 mila), Jesus (49 mila), Vita Pastorale (34 mila), Famiglia Oggi (5 mila) e Letture (5 mila).
A parte la San Paolo, la gran parte delle testate di questa categoria si accontentavano di contribuzioni sotto i 50 mila euro: la più bassa in assoluto, meno di duemila euro, quella assicurata alla Impresa Tecnoeditoriale Lombarda per la Rivista Diocesana Milanese. Solo quindici riviste riuscivano ad aggiudicarsi un aiuto pubblico compreso fra i 50 mila e i 100 mila euro: L’amico del Popolo (102 mila), Città Nuova della Pia Associazione Maschile opera di Maria (94 mila), Toscana Oggi (89 mila), La Vita del Popolo dell’Opera San Pio X (82 mila), Corriere di Saluzzo (80 mila), Verona Fedele (74 mila), Il Popolo dell’Opera Odorico da Pordenone (65 mila), La Vita Cattolica (64 mila), L’Azione della Diakonia Ecclesiale (63 mila), La Difesa del Popolo (61 mila), La Voce dei Berici della Diocesi di Vicenza (57 mila), Adista «fatti, notizie, avvenimenti su mondo cattolico e realtà religiose» (56 mila), La Voce del Popolo «settimanale di informazione della cultura cattolica di Brescia. Documenti e informazioni sulla Diocesi e sulla Curia Vescovile» (56 mila), Il Nuovo Rinascimento dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (52 mila) e La Valsusa della Stampa Diocesana Segusina (51 mila).
Nel 2004 queste testate passeranno da 106 a 115, per una contribuzione complessiva di 3 milioni 674 mila."Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri

Ruba un etto di prosciutto, 14 mesi

Meranese di 74 anni patteggia pena per furto in supermarket

(ANSA) – BOLZANO, 9 NOV – Per il furto di un etto di prosciutto crudo del valore di due euro un meranese di 74 anni ha patteggiato una pena di 14 mesi di reclusione.

Il fatto era avvenuto in un supermercato. A causa dell’eta’ del ladro la pena e’ stata sospesa. Davanti allo stesso magistrato una coppia di Bolzano, lui di 78 anni e lei di 70, avevano patteggiato, in ottobre, un anno e quattro mesi di reclusione ciascuno per aver rubato pochi giorni prima di Natale una maglietta e alcune paia di calzini in un supermarket.

http://temporeale.libero.it/libero/news/2007-11-09_109151855.html

Torino: arrestati 4 poliziotti, rapinavano immigrati

TORINO – La Questura di Torino ha arrestato quattro poliziotti accusati di avere rapinato diversi immigrati. Gli indagati agivano fuori servizio: fingendo di sottoporre le vittime a controlli, portavano via tutto il denaro che trovavano nelle tasche delle persone fermate. In manette anche uno straniero che forniva ai poliziotti informazioni utili sugli extracomunitari da colpire. (Agr)

Samantha, 9 anni per 89 chili. “Senza cioccolato non vivo”

e alore mûr!

(foto The Sun)
Samantha Hames

Drogata di cioccolato. Samantha Hames ha solo nove anni ma ha le idee piuttosto chiare. “Il cioccolato è l’unica cosa che mi interessi veramente. L’unica per cui vivo”. E infatti ne mangia una barretta formato famiglia da 500 grammi ogni giorno. E il risultato  è visibile a occhio nudo. La piccola Sam pesa 89 chili, il triplo delle ragazzine della sua età (e il doppio di Victoria Beckham , sottolinea ironicamente il Sun, riportando la notizia) . Porta la taglia 18, l’equivalente della nostra 50. I suoi genitori sono separati e lei vive con la mamma a Walton-on-Thames, Surrey. La madre di Samantha, la 42enne Angela Collins, dice di essere disperata. “È un’agonia vedere mia figlia in queste condizioni” ammette le donna. Rivelando di

Obesità/ La lettera di un lettore: è bastata la forza di volontà

averle provate tutte per aiutare la figlia a perdere peso. Ma una dieta basata su frutta e verdura non è servita a sostituire le amate barrette di cioccolato. E mettere sotto chiave frigorifero e dispensa si è rivelato un esperimento fallimentare.

 

(foto The Sun)

SOGNANDO BEYONCE E 12 BAMBINI – Sulle pagine del Sun Samantha ha ammesso che odia essere grassa. I coetanei ma anche gli adulti la prendono in giro per il suo aspetto. Lei non sopporta il dover portare vestiti brutti. Come tute le ragazzine anche lei ha il suo idolo idoli. È Beyonce. “È bellissima” ammette. E poi aggiunge: “Mi piace lo sport, ma a volte faccio fatica a respirare. Non voglio morire giovane perché voglio avere 12 bambini”. Ma sua madre Angela è molto preoccupata. “Ho scoperto di recente – spiega la donna – di avere il diabete e non voglio che anche Samantha si ammali”.

SAMANTHA COME CONNOR  – E l’allarme obesità arriva anche dagli esperti. “I bambini come Samantha – spiegano  – rischiano di soffrire di problemi al cuore e ai polmoni”. Dichiarazioni che riaccendono i riflettori su un’altra storia di obesità, quella del piccolo Connor McCreaddie, il bambino di 8 anni e 90 chili di peso, inglese come Samantha.

Connor (pesa 90 chili)

I servizi sociali di Wallsend, cittadina vicino Newcastle, nel nord dell’Inghilterra hanno deciso di non revocare la custodia del  ragazzino alla madre 35enne, separata anche lei dal marito. Il “Consiglio per la tutela dell’infanzia” ha lasciato cadere l’iniziale ipotesi di procedere per abuso su minori, mettendo però a punto un programma che prevede una dieta personalizzata, intensa attività fisica nonché assistenza medica per il “piccolo” Connor.

 

 

(foto The Sun)

CARLO DICHIARA GUERRA AI MC DONALD’S – Le polemiche scoppiate in Inghilterra sul rischio obesità a cui sono esposti i bambini, infine, hanno registrato anche un intervento di tutto rispetto: quello del principe Carlo. Nel mirino dell’erede al trono ci sono i fast food e i McDonald’s in particolare, considerati dal principe come uno dei principali responsabili della pessima alimentazione dei più giovani. Il duro attacco di sua altezza contro patatine, panini e altri prodotti della più famosa catena di fast food al mondo è arrivato da Abu Dhabi, in occasione dell’avvio di una campagna di sensibilizzazione (Diabetes Knowledge Action), sostenuta dallo stesso principe, per combattere il diabete negli Emirati Arabi, il secondo paese al mondo per numero di diabetici (20% di malati nella fascia d’età tra i 20 e 79 anni).  Da sempre sostenitore dei cibi biologici, Carlo d’Inghilterra possiede da 21 anni un’azienda agricola nella sua tenuta di Highgrove Estate dove sono banditi pesticidi e fertilizzanti chimici. La multinazionale statunitense ha fatto sapere di essere “estremamente dispiaciuta” per le parole del principe. “Ci sembra un commento improvvisato – ha detto un portavoce di McDonald’s – che non riflette la qualità del nostro menu né quello che facciamo come azienda”.

Di Cristina Argento

http://canali.libero.it/affaritaliani/cronache/gbsamanda89chili.html?pg=2

Punizioni dure ai ragazzi, due anni di carcere a una suora

Catania, Venerdí 16.02.2007 09:30
Punizioni da scontare dentro stanzini bui o all’interno di un piccolo pozzo, bacchettate alle mani fino a provocare lesioni. Una suora avrebbe maltrattato diciotto minori nell’arco di un decennio sino al 2001.  Con questa accusa una suora di 74 anni, Tindara Amato, è stata condannata dal Tribunale di Acireale (Catania) a due anni di reclusione, pena sospesa, e al risarcimento dei danni alle otto parti civili, i nuclei familiari di tredici dei diciotto minori.

 
 

Così, il giudice Adriana Puglisi ha accolto le tesi dell’accusa sostenuta da Antonio Fiumefreddo, infliggendo una pena più dura di quella richiesta dal pm, Cristina Luciano, che aveva chiesto un anno e mezzo di carcere. I difensori delle suora hanno preannunciato appello, difendendo i metodi educativi non considerati troppo severi.   

I maltrattamenti, sempre negati dall’imputata e dai difensori Enzo Trantino, Ivan Albo e Giuseppe Russo, si sarebbero verificati all’interno dell’Istituto di Nostra Signora di Lourdes di Valverde che accoglie minori in affidamento temporaneo e di cui l’anziana in quel periodo era responsabile.
http://canali.libero.it/affaritaliani/cronache/suorecarcere1602.html

America Josefina Scarfò

È morta Oriana Fallaci. Penso che ora il mondo sia un posto migliore.

Nel frattempo praticamente sotto silenzio dall’altra parte del mondo moriva tutt’altro tipo di donna…

 

America

di Alberto Prunetti, pubblicato su “Il Manifesto” del 13 settembre 2006

americacarmilla.jpg[Pubblico il mio articolo su Carmilla con il titolo originario, ovvero “America”. Purtroppo la scelta redazionale de “Il Manifesto” si è orientata su un taglio più sensazionalistico, “L’adolescente che amò la belva”, che non si allontana dagli stereotipi con cui la stampa argentina degli anni Trenta commentò le vicende di America e Severino Di Giovanni] (A.P.)

America Josefina Scarfò, detta Fina, è morta a Buenos Aires sabato 26 agosto. Aveva 93 anni. Nel suo nome, America, sono raccolte le speranze dei suoi genitori, una famiglia di calabresi emigrati in Argentina. Sono gli anni ’20 del secolo scorso e gli italiani si trasferiscono in massa nel paese australe, che ha aperto le porte all’emigrazione: servono inglesi, tedeschi, nordeuropei che stemperino la pelle dei creoli. Invece arrivano italiani e spagnoli. Non portano solo la pelle olivastra e i capelli neri, ma diffondono anche il seme dell’anarchia e del socialismo. Su 5 milioni e mezzo di immigrati arrivati in Argentina entro gli anni ’30 del Novecento, la metà sono italiani. Tra questi c’è un maestro elementare nato a Chieti nel 1901, scappato al fascismo e arrivato nella città rioplatense nel 1923 con moglie e figli: si chiama Severino Di Giovanni.

Amore e rivolta
La polizia si accorge di lui il giorno in cui lancia dagli spalti del teatro Colón di Buenos Aires un volantino inneggiante a Matteotti. “Abbasso il fascismo!”, urla quel giovane di fronte all’ambasciatore italiano. La polizia argentina lo ferma e i miliziani fascisti lo prendono a pugni. America si accorge di lui uscendo dalla casa dei suoi genitori. Lei ha quattordici anni e due fratelli anarchici, Paulino e Alejandro. Suo padre accetta di affittare a Di Giovanni un appartamento costruito a lato della propria abitazione. Severino esce presto la mattina per andare a lavorare in tipografia, America esce di casa per andare a scuola, e i due si incontrano sulle scale. Così inizia la storia dell’amore tra questa adolescente e un italiano che diventerà l’uomo più ricercato dalla polizia argentina.

Di Giovanni diventa in breve la figura di rilievo dell’anarchismo espropriatore argentino. Circondato da esuli antifascisti, fonda il giornale in lingua italiana Il Culmine e inizia una campagna di attentati contro le strutture del fascismo a Buenos Aires. Colpisce con attentati esplosivi il consolato italiano e la sede della National City Bank. Realizza anche una serie di rapine per finanziare i suoi progetti editoriali, .

Ma l’uomo che di giorno stampa volantini incendiari in difesa di Sacco e Vanzetti e di notte preparare congegni esplosivi non può fare a meno di arrossire quando incontra quell’adolescente sulle scale. E’ imbarazzato, perché sente nascere l’amore; sente il peso della famiglia, lui che è italiano, che ha moglie e figli. Eppure gli anarchici propugnano il libero amore. Così ogni giorno, come un ragazzino alla prima cotta, si mette davanti alle porte del collegio per ragazze frequentato da America. L’aspetta all’uscita della scuola e l’accompagna a casa. “Lui mi parlava in italiano, e io rispondevo in castigliano…” America ricorderà così quelle passeggiate. Arrivati a pochi passi da casa i due si separano, affinché il padre di America e la moglie di Severino non intuiscano quello che sta accadendo. “Ti voglio bene, si dichiarò così in italiano”, ricorderà America. “Yo también”, gli rispondevo io in castigliano”. Quest’uomo di quasi trent’anni, che presto la stampa argentina descriverà come una bestia sanguinaria, camminerà mano nella mano con una adolescente, lungo i viali dei parchi di Buenos Aires.

Le lettere di Severino
Presto Severino sarà costretto alla latitanza, e non potrà più aspettare America. “A volte veniva al collegio, ma altre volte non poteva, perché era pericoloso. Allora mi scriveva, anche tre lettere al giorno”. Severino manda le lettere attraverso altri anarchici che fanno da intermediari, convinti che quelle lettere siano parte di importanti progetti politici. “Io gli scrivevo, e lui leggeva le mie lettere e poi le distruggeva, perché diceva che era pericoloso, che la polizia poteva trovarle. E che io dovevo fare lo stesso. Ma io non l’ho fatto. Erano così belle… distruggerle, no, de ninguna manera!”

“Mia amica. Ho la febbre in tutto il corpo. Il tuo contatto mi ha riempito di tutte le dolcezze. Mai come in questi lunghissimi giorni, ho tanto centellinato i sorsi della vita.” Stentava con lo spagnolo e preferiva scrivere in italiano: “Vorrei potermi esprimere sempre nel tuo idioma per cantarti ogni attimo del tempo la dolce canzone dell’anima mia, farti comprendere i palpiti che percuotono fortemente il cuore […].” Per America invece leggere in italiano era più faticoso. Eppure quella fatica doveva risultarle piacevole, se Severino scriveva: “[…]mi contento nel sapere che per comprendere queste linee debbono essere rilette più di una volta da te”. E ancora: “Rendimi duplicato il mio bene che ti voglio. Sappi che ti penso sempre, sempre, sempre. Sei l’angelo celestiale che mi accompagna in tutte le ore tristi e liete di questa mia vita refrattaria e ribelle.”

Il “colpo” di America
Ricercato dalla polizia, Severino Di Giovanni incontra sempre più difficoltà per fissare gli appuntamenti d’amore. Sono anni in cui una adolescente può uscire di casa solo per andarsene a scuola, a meno che non abbia un fidanzato ufficiale, riconosciuto dalla famiglia. Ed è appunto questa l’idea clamorosa di Severino, abile a congegnare piani. Il gruppo di espropriatori che si raccoglie intorno a Di Giovanni dovrà fare un “colpo” diverso dal solito. Bisogna portar via America di casa, senza che i suoi genitori e la moglie di Severino possano intuire niente. Si decide di utilizzare Silvio Astolfi, un giovane anarchico italiano, esperto autista della banda. America presenterà Silvio in famiglia come fidanzato. I due potranno passeggiare intorno casa, e Astolfi le porterà le lettere di Severino. Però Astolfi dovrà fingere di avere un lavoro regolare per ottenere l’assenso degli Scarfò, e soprattutto non dovrà prendersi libertà con America. Il piano funziona. Si farà il fidanzamento ufficiale a breve. I genitori di America non hanno dubbi e neanche Teresa, la moglie di Severino. Si celebrano le nozze civili e America e Silvio partono in luna di miele verso una meta lontana, in treno. Ma alla prima stazione scendono dalle carrozze. Li aspetta Severino Di Giovanni con duecento rose rosse. America e Severino vanno finalmente a vivere assieme.
La loro convivenza è breve. Il gruppo di Severino — che include anche due fratelli di America, Paulino e Alejandro — continua a rapinare banche e a colpire i simboli del fascismo italiano, ma intanto i suoi amici cadono uno a uno. Il 29 di gennaio del 1931 la tipografia di Severino è circondata dalla polizia. Inizia una fuga rocambolesca sui tetti di Buenos Aires. Loro sparano 500 colpi, lui 5. Il sesto lo punta contro il proprio petto. Eppure quel colpo non lo ammazza. Lo portano all’ospedale, lo ricuciono e lo sbattono in carcere. Gli fanno un processo sommario. America è ancora un’adolescente, viene arrestata e poi rimessa in libertà. Le confiscano però le lettere di Severino. Le autorità concedono a Severino di abbracciarla un’ultima volta. Severino le chiede di essere forte e di sposarsi con qualche compagno. Poi al secondino chiede un caffè, molto dolce, come ultimo desiderio. Glielo danno, ma non è dolce abbastanza. “Avevo detto dolce, molto dolce. Pazienza, sarà per la prossima volta”. Il plotone d’esecuzione viene allestito rapidamente, e toglierà ad America prima Severino e poi il fratello Paulino.

Le carte e il portacenere
Passano gli anni. America si sposa con un compagno, si laurea in letteratura italiana e inizia a insegnare italiano. Fonda una casa editrice libertaria e nel 1951 fa un viaggio nel paese dei suoi antenati. Raggiunge Chieti, prova a contattare i famigliari di Severino, trova solo silenzio e oblio. Alla fine degli anni ’60 uno storico, Osvaldo Bayer, inizia a spulciare archivi e intervistare vecchi protagonisti delle lotte degli anni ’20. Il libro di Bayer, Severino Di Giovanni, riscatta la figura di Severino, ma la dittatura militare proibisce la riedizione del testo. Con la fine della dittatura Osvaldo Bayer e America si rincontrano. Parlano di quelle lettere d’amore, che lui ricorda di aver visto tra le carte degli archivi. “Le mie lettere”, dice America. Siamo nell’era di Menem, e Bayer riesce a ritrovare quelle lettere sequestrate: sono nel Museo della Polizia. Prima di morire America vuole tornare a leggere le parole di Severino, e non vuole una fotocopia, ma l’originale. Solo il ministro dell’Interno può darle il permesso, secondo la normativa degli archivi argentini. Il ministro riceve Osvaldo e America, dice che farà il possibile. Dopo alcuni giorni i due sono convocati dal capo della polizia, che li ascolta con forzata benevolenza. “Lei mi chiede qualcosa che appartiene alla Policía Federal. Guardi” e prende un portacenere, “qui sopra c’è scritto ‘Policía Federal’. Se lei mi chiede questo portacenere, io devo dire di no, perché non appartiene né a me né a nessun altro: appartiene alla polizia”. Bayer insiste: “Però non si tratta di un portacenere, ma di lettere d’amore”. Il funzionario torna a indicare il posacenere con gesto trionfale: “Sì, ma entrambi appartengono alla Policía Federal”. “No, sono lettere d’amore che sono state scritte per me. Sono mie”. Dice quella donna anziana, con gli occhi neri e i capelli color neve.

America ha riavuto le sue lettere scritte in italiano, la lingua che parlavano i suoi fratelli anarchici fucilati e il suo amante. È sopravvissuta alla loro morte, è sopravvissuta a tante fucilazioni, a dittatura e repressione. L’ironia però non l’ha mai abbandonata. A chi le chiedeva se avesse mai avuto rimpianti, rispondeva che un rimpianto ce l’aveva: “Di esser stata fidanzata con un tal Astolfi, e che in tanti mesi di fidanzamento lui non mi ha mai dato un bacio”. Adesso se n’è andata. Le sue ceneri sono state disperse in un piccolo giardino di proprietà della Federación Libertaria di Buenos Aires. Bayer si è impegnato ad andare ogni mese a leggere in quel giardino una lettera di Severino a America.

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