Brighella

Brighella Cavicchio da Val Brembana è il suo nome per esteso. E’ la maschera di un servo astuto, ingegnoso, che sa aiutare ma anche ingannare il padrone.

Non ha scrupoli e si adatta a qualsiasi lavoro: può essere oste, soldato, primo servitore o ladro patentato, è il servo furbo della commedia dell’arte.

Come dire che il farabutto per eccellenza non solo è padano è per di più della capitale leghista Bergamo ma ha pure i colori del simbolo della Lega… altroché scugnizzi insomma…

 

INGANNO PARENTALE

Fin da quand’ero piccolo mi dicevano: «Vedrai quando diventerai grande…» con mille sottointesi.

Beh insomma ora sono grande e non ho visto proprio un bel niente.

Qualunque cosa voglia dire «DIVENTARE GRANDE». Comunque penso che 1.90 m per 95 kg, un lavoro (?) e una figlia a carico penso di poter essere considerato grande. Magari non tra le mutande – non sempre per lo meno – ma per altro forse sì…

Ora però mi trovo a commettere gli stessi errori con mia figlia.

«Mangia che diventerai grande come papà» (speriamo di no tra l’altro va beh un uomo ma una donna di 1.90mx95kg…) e avanti così. Insomma lasciando intendere che diventare grandi sia quella gran figata.

Mi ricordo come da piccolo vedevo il mondo degli adulti. Tutto sicuro, regolare, tranquillo anche un po’ palloso (ad esempio non riuscivo mai a sopportare quando i parenti alla fine di pranzi o cene per le feste se ne stavano per ore a chiacchierare di argomenti astrusi tipo lavoro, soldi, politica, talvolta sport come faccio io adesso insomma).

Mi immaginavo che i grandi avessero mille certezze e nessuna paura o nessun dubbio.

Ora però che sono grande io certe volte mi vien da dire a Mira – con un po’ di senso di colpa per averla fatta venire al mondo, in questo mondo – ma che ti fotte: resta piccola, l’evoluzione è una cazzata; dormi, caca, ciuccia le tette, piangi e sclera guardandoti le mani o ascoltando i suoni acuti dei tuoi giochetti tanto quando crescerai non vedrai l’ora di fare le stesse cose che fai ora… Sono pieno degli stessi dubbi, paure, angosce di vent’anni fa. Ma anche gioie, speranze, convinzioni.

Almeno per me è così: come se trent’anni (o quasi) fossero passati in vano.

PEDOFILI FASCISTI IN FRIULI: PYM FORTUYN

Volevo esprimere un riconoscimento al partito politico della Lega Nord e in particolare all’onorevole Edouard Ballaman  che tanto si è battuto perché Pym Fortuyn – secondo Ballaman un “giornalista e intellettuale” con cui condivideva l’amicizia con Theo Van Gogh – venisse seppellito in Friuli. Come se già qui non ci fossero abbastanza fascisti e pedofili…

Un riconoscimento anche all’onorevole Franco Grillini dei Democratici di Sinistra unico deputato presente nel 2002 al funerale di Fortuyn… come se ci fosse bisogno di difendere ogni omosessuale a prescindere da qualsiasi cosa. Anche dal fatto che si tratti di una persona xenofoba e (ora sappiamo) anche pedofila…

Fonte Il Piccolo 09/12/2005, pag. 5: Il leader olandese Fortuyn ebbe incontri con minorenni: Pym Fortuyn il leader politico populista e xenofobo olandese assassinato più di tre anni fa alla vigilia delle elezioni e sepolto in Italia [a Provesano in provincia di Pordenone N. d. Ceghe], ha avuto incontri sessuali con ragazzini minorenni. La notizia campeggia sui giornali dei Paesi Bassi perché uno 007, evidentemente un po’ distratto, ha dimenticato o lasciato su un’auto presa a nolo due dischetti con particolari sulla vita sessuale di alcuni uomini politici della Lista Pym Fortuyn e specie del leader, che peraltro non ha mai nascosto la sua omosessualità. «Segreti di Stato per strada» titola il «De Telegraaf»: racconta come i servizi olandesi si siano interessati alle «scappatelle sessuali» di Fortuyn per otto anni dal 1994.”

MI PIACE L’INVERNO

Mi piace l’inverno perché quando fai quattro passi sotto casa non incontri nessuno

e quando ti ribalti nel garage a notte inoltrata facendo una gran cagnara (quando uno grosso cade fa molto rumore come diceva ely wallack e soprattutto se cade su un mucchio di biciclette e cianfrusaglia aggiungo io) nessuno lo nota. neppure quei viscidi chiesotti vaganti all’uscita da uffici liturgici o volontaristici che affollano le zone circostanti normalmente a quelle ore

ESPORTARE LA DEMOCRAZIA…

Esportare la democrazia con la forza è un’idea piuttosto bizzara (come fottere per la verginità insomma) e che ho sempre reputato criminale. Stavo però pensando che se la democrazia venisse esportata in questo modo cruento in uno stato assoluto a regime teocratico (cosa c’è di più distante da una democrazia del resto?) come quello del vaticano potrei rivedere la mia posizione…

Prime considerazioni sulla mia nuova esperienza triestina

Prime considerazioni sulla mia nuova esperienza triestina:
Penso che un’analisi su questi primo periodo a Trieste debba essere fatta scindendo diversi ambiti in cui ho operato/opero in questa nuova realtà.
I – rapporto con gli utenti
II – rapporto con le singole équipe di lavoro
III – rapporto con la coopertiva
IV – rapporto con Azienda sanitaria/Dipartimento di salute mentale.

Avendo girato parecchio l’utenza è chiaramente diversificata: si va da persone con cui si lavora sulla quotidianità a quelle con cui si cerca di raggiungere obiettivi di reale emancipazione (ricerca o mantenimento di un lavoro; casa; rete sociale).
Il modo in cui si lavora è meno lineare che a Udin per via di questi moduli: ore che vengono dedicate da un operatore ad un* singol* utente: sia che questi viva in una struttura (termine bruttissimo) sia che sia una persona seguita da un centro di salute mentale. Quello dei moduli è uno strumento agile per rispondere in fretta ad esigenze critiche. Rischia però di diventare in qualche modo un utile stratagemma per rendere il lavoro dell’operatore ancora più “flessibile” e disagevole quindi.

Le équipe di lavoro sono molto frammentate anche perché si è deciso – o comunque la politica portata avanti è quella – di fare in modo che non si creino gruppi troppo coesi con il rischio che portino avanti discorsi e pratiche scomode sia per quanto riguarda l’ambito lavorativo (quindi rivendicando maggiore tutela e diritti) sia per quanto riguarda la gestione delle strutture (e quindi puntando su discorsi che in psichiatria non possono che essere politici richiamandosi all’esperienza basagliana [esperienza che a Trieste si sta perdendo con un lento ma progressivo ritorno verso l’istituzione chiusa] innanzi tutto).

La cooperativa a Trieste è molto forte e lo si sente. Come si sente anche che è nata per iniziativa di persone che lavora(va)no all’interno del dipartimento di salute mentale con la conseguente ambiguità di rapporti.

L’azienda sanitaria/dipartimento di salute mentale è praticamente assente nella vita degli ospiti delle residenze essendoci una pressoché totale delega alla coopertiva della gestione delle strutture. Quando ci sono i contatti tra équipe di cooperatori e dsm questi avvengono attraverso tecnici – non necessariamente medici, assistenti sociali o infermieri – di un servizio del dipartimento che si occupa di residenzialità e abitazione. Resta certo che al di là dello schermo tuttora esibito di Basaglia la situazione sta collassando (da alcuni anni dicono gli operatori “arrabbiati” che sopravvivono al grigiume quotidiano: almeno da quando c’è stata la privatizzazione della sanità: il passaggio da USL a ASS per intenderci).

Resta fermo il fatto che l’atmosfera è comunque effervescente come del resto ovunque a Trieste: gli scontri e le contraddizioni sono forti e continui o più probabilmente sono io che vivo così la cosa: con l’entusiasmo per le esperienze nuove.
Resta molto interessante – anche se un po’ ipocrita – il seminario cominciato questa settimana sulla vita e l’opera di Basaglia (uno a caso: “I parla sempre le stese robe” mi ha detto un’utente). Basaglia è come un blec per coprire tutte le contraddizioni che ci sono…