Basta celebrare i caduti di irredentismo e colonialismo fascista!

Anche quest’anno il Covid ci risparmierà la cerimonia con cui alcune associazioni combattentistiche e il Comune di Ronchi dei legionari celebrano Ugo Polonio e Ottone Pecorari ricordati con delle lapidi a Vermegliano.

Queste celebrazioni non hanno niente a che vedere con la pietà per i caduti. Pietà e dolore sono delle emozioni la cui strumentalizzazione politica fa parte del tentativo di imporre una memoria condivisa in cui tutti i morti – che diventano sempre e solo vittime – sarebbero uguali a prescindere da ciò che fecero in vita o come morirono.

Ricordando pubblicamente Polonio e Pecorari indirettamente celebriamo gli ideali che li hanno animati, condividiamo le ragioni di quelle guerre, eppure irredentismo e colonialismo non meritano nessuna celebrazione.

Vermegliano 1921 inaugurazione lapide a Ugo Polonio
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Elda Soranzio, nome di battaglia Lina dell’Intendenza Montes

Una azione della staffetta “Lina”: da Ruda a Ronchi
L’ultimo incontro con Silvio Marcuzzi “Montes”

Elda Soranzio, nome di battaglia Lina dell'Intendenza MontesIncontri durante il Presidio itinerante a Ronchi dei partigiani

Gepostet von Ronchi dei Partigiani am Sonntag, 4. Oktober 2020

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Ronchi dei Partigiani (o dei Legionari?) Storia di un nome

Su A rivista anarchica
anno 50 n. 445 – estate 2020

Il volume Ronchi dei partigiani, toponomastica, odonomastica e onomastica a Ronchi e nella “Venezia Giulia” (edizioni Kappa Vu, Udine 2019, pp. 224, € 14,00) è un’acuta e utilissima provocazione. Il sottotitolo dice che il libro raccoglie gli atti di un convegno svolto nel 2014 a Selz di Ronchi dal titolo “Di cos’è il nome un nome”.
Ecco, la provocazione risiede proprio in questo, nel fatto cioè di sottoporre a critica quello che per i più è naturale e ovvio: i nomi delle strade che percorriamo, dei luoghi dove viviamo, dei monti e dei fiumi, testimoni perenni della nostra esistenza. Se una cosa davamo per scontata era che si chiamassero come avevamo imparato a conoscerli da bambini.
Ricordo che per me scoprire che Poggio Terza Armata non era il vero e unico nome del paesino davanti al quale passavo tutti i giorni e che in realtà il suo nome era, nel migliore dei casi, l’italianizzato Sdraussina o in realtà lo sloveno Zdravščine è stato per me una rivelazione deflagrante, come quando si viene a sapere del tradimento di una persona cara e si intuisce la lunga serie di bugie che lo hanno preceduto.
L’italianizzazione forzata dei nomi fatta dai fascisti ha segnato per sempre la cultura del territorio, il modo di vedere le cose, il senso comune. Non parliamo infatti di un’evoluzione naturale, di un accumularsi di culture stratificate, ma di un reciso colpo di spada, di un atto violento di snazionalizzazione che è entrato come un veleno nel senso comune delle successive generazioni. Continue reading

Si deve scegliere da che parte stare!

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MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA:
SI DEVE SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE.
Il Sindaco di Rijeka, Vojko Obersnel, nella sua lettera contro le celebrazioni dell’occupazione della città di Fiume, ha scritto che “le iniziative che festeggiano l’occupazione delle terre degli altri, sono in opposizione con la politica europea, che, come una delle proprie basi, ha l’antifascismo”.
Esistono date profondamente divisive, in antitesi tra di loro, opposte, incompatibili
Stare con il 12 settembre del 1919 significa stare con il fascismo prima del fascismo, con l’occupazione di Fiume mossa dal nazionalista D’Annunzio, “il duce divino” come si faceva chiamare. Uno che voleva fare la marcia su Roma prima di Mussolini e che introdusse gran parte della simbologia e del razzismo che verrà assorbito dal fascismo che si porrà in assoluta continuità con la marcia fiumana. Chi sostiene il contrario rischia di essere vittima della propaganda fascista del terzo millennio, che ha tutto l’interesse di sdoganare D’Annunzio e l’orripilante esperienza fiumana, per salvaguardare un simbolo del nazionalismo italiano sacro al fascismo. Il dannunzianesimo è l’antitesi dello spirito che ha portato alla formazione della nostra Costituzione.
Si può stare con l’antislavismo, con i processi di italianizzazione forzata introdotti a Fiume contro i croati reputati “razza inferiore”, con il nazionalismo reazionario, con il suo essere eversore, con l’olio di ricino e le camicie nere di Fiume.
Oppure si può stare con la Resistenza, che ha le date simboliche del 25 aprile e 8 settembre.
Si deve scegliere da che parte della storia stare
Non si possono accettare promiscuità, o condivisioni di eventi così distinti e distanti, come se fossero tra di loro compatibili, condivisibili, in comune. Continue reading

La Repubblica di Emma – Teatro, Musica e Parole sulla Resistenza

La Repubblica di Emma è un’idea recente nata da un ideale antico.

Vorremmo creare un legame tra passato e presente, trovare nuove vie per trasmettere la memoria e, soprattutto, stimolare riflessione e crescita. Vogliamo dimostrare che la Resistenza non è lettera morta da lasciare al passato, ma che attraverso studio e reinterpretazione i suoi valori possono e devono essere ispirazione, base e stimolo per il futuro.

Cercheremo di fare tutto questo attraverso il Teatro, la Storia, le Parole e la Musica, sperando nella vostra partecipazione ed interazione.
La linea ispiratrice della Repubblica è data da alcune righe lasciateci da Emma stessa, righe che si riferiscono alle giornate immediatamente precedenti il 25 Aprile:

Nelle mie personali memorie ha una collocazione di grande riguardo il momento in cui, discendendo la montagna, mi si è presentata la pianura friulana verde, fiorita, libera: ho pensato, immaginato un vivere finalmente senza violenze, senza odio, un vivere in cui ogni uomo rispettasse l’altro uomo senza distinzioni di nazione, censo, religione, pelle.
Per quel momento e per quegli ideali – naturalmente non avendo 76 anni – ripeterei con grande entusiasmo la mia esperienza nella Resistenza.

Speriamo di vedervi presto, cittadini come noi della Repubblica di Emma – Anno Zero

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