Idemo u more: Cres

Ci spostiamo come dice Mira con il “draghetto” da un’isola all’altra anzi tra due serti insulari qualunque cosa significhi: dalle Elettridi alle Assirtidi e pare quasi di essere a Venezia e visto la storia di questi luoghi non è un’impressione del tutto campata in aria.

In cerca di un posto dove consumare il pranzo al sacco passiamo tangenti al capoluogo Cres che non vedremo per proseguire e come al solito nel momento meno opportuno le bimbe si addormentano e dopo un paio di tentativi di strade poi rivelatesi sbagliate puntiamo verso Lubenice/Lubenizze con la sua strada irta e scassata. All’arrivo Mira sfoggia uno dei suoi risvegli peggiori e fa una scenata davanti al bar principale del paesino nell’unico momento in cui è affollato di turisti (tra cui gli immancabili triestini che come gli si confà sono peggio della coca-cola e dei crocifissi quanto a onnipresenza…) Dopo una apparizione spettrale che un po’ mi inquieta, un po’ mi suscita dubbi sulla mia salute mentale o perlomeno stanchezza e un po’ mi diverte girovaghiamo per questo paesino arroccato sulla scogliera da cui si vedono gli isolotti satelliti di Cherso attraverso le stradine strette poi si riparte di slancio temendo una nuova sfuriata della figliolanza alla ricerca di una meta che per ora è solo ipotetica.
L’idea è di andare a Martinšćica. Idea suggeritaci da un mio collega originario dell’isola e da alcune pagine del libro di Claudio Magris Microcosmi (la mia copia peraltro ce l’ha da tempo immemorabile tanto che potrei salutarla.. proprio il collega di cui sopra…) e dall’intervista sempre a Magris Tra il Danubio e il mare.
Martinšćica è un posto incantevole realmente. Un porto di pescatori in una baia protetta con all’orizzonte l’isola di Levrera. Qui non c’è ancora turismo di massa: non esistono alberghi per pernottare ci sono solo gli appartamenti privati e ci sono 2 o 3 ristorantini oltre ad una gelateria gestita dagli albanesi di Macedonia descritti da Magris. Anche qua però presumibilmente le cose cambieranno in fretta: mancano solo le finiture ad una serie di ville a schiera di pessimo gusto appena fuori il paese… forse l’ultima stagione senza rombare di auto e moto d’acqua?

Martinšćica com'era-com'è

Decidiamo quindi di fermarci qui nei prossimi giorni, inoltre siamo stremati dallo spostamento da un’isola all’altra e comunque si rivelerà una buona base per i – pochi in realtà – spostamenti dei giorni successivi.
Ossero/Osor appare arrivandoci come un paesino acquitrinoso – caratteristica causa del suo declino – in cui l’unica cosa che abbonda sono i ruderi a testimone di un antico passato di una città che fu stanziamento preistorico, passaggio sulla via dell’ambra, rivale di Venezia. Conserva tuttavia diversi angoli caratteristici buona occasione per vuotare le vesciche nel nostro spostarci verso l’isola di Lussino/Losinj.
In realtà in questa che è stata l’ultima isola (o – per continuare sui dubbi sulle isole e l’insularità – è solo una continuazione di Cherso da cui è divisa solo da uno stretto canale che nel suo punto più stretto e di 11 metri?) che abbiamo visitato era d’obbligo per una sosta nella ridente Neresina/Nerezine a soli 4 km dal ponte località che curiosamente è stata in qualche modo teatro di vicende personali di parenti stretti, amici di vecchia data e colleghi come a intrecciare vari destini. Visto la difficoltà a spostarci con le bimbe non ci avventuriamo oltre nonostante Lussingrande e Lussinpiccolo ci tentino e rimandiamo a data da destinarsi… rientro passando per Ustrine: come Lubenice altro villaggio di pastori a picco sul mare già sito di castellieri e con un panorama mozzafiato. Quindi rientro a Martinšćica per le consuete birrette e notte insonne.
La fine delle vacanze è universalmente ritenuta una merda. Beh per noi lo è stato fuor di metafora. Il nostro rientro ha rischiato di essere ancora più precipitoso perché nel pomeriggio del terz’ultimo giorno di permanenza previsto il bagno ha rischiato di colmarsi di sterco visto che un tubo si era “stroppato” come si dice anche in croato. Ceghe probabilmente ha fatto lo stronzo che ha fatto traboccare il water…
Poi in realtà l’emergenza rientra visto che a tempo di record il Plaino locale giungerà a spurgare le tubature intasate. Ci rendiamo conto anche di come sia difficile avere servizi normali su un’isola: se non avesse combinato all’ultimo momento di passare il camion per lo spurgo sarebbe potuto venire solo dopo tre giorni… la padrona di casa un po’ ci ha raccontato della difficoltà di crescere tre figli quando non c’era né luce né acqua corrente in casa… la stessa fogna che io ho contribuito prontamente a stroppare funziona (male) da pochissimi anni a Martinšćica…il caffè delle beppina: contro l'astinenza da caffeina in HR
Il giorno successivo comunque valuteremo di andarcene con un giorno d’anticipo rispetto al previsto: il puzzo di merda se n’è quasi del tutto andato ma la situazione non pare delle più igieniche per le scorribande della formichiera Dora (grandi scorpacciate di formiche per lei… detta anche Killer anche per il suo sangue freddo nel terminare gli insetti anche più disgustosi) in più il tempo volge al peggio.
Un po’ fa tristezza andarsene senza neppure avere il tempo di avere nostalgia di un luogo lasciato in fretta… destino di queste terre di esodo forse… ma è meglio evitare paragoni azzardati e forse offensivi.
Rientrando passiamo per Vrana per guardare il lago interno (il fondo però è sotto il livello del mare) rischiando di finire fuori strada per un presunto furlano con l’auto targata UD che ha parcheggiato malamente sul ciglio della strada.. probabilmente dopo tanto mare si sarà messo a fissare un po’ d’acqua dolce pensando a Cavazzo o a Barcis… anche i furlani sono una razza diffusa da queste parti (Nerezine ne è un’enclave perlomeno il campeggio).
A Valun dove ci fermiamo per il pranzo invece molte auto targate GO e già si risente aria di casa nonostante la mancanza del fetore carbonifero del mio amato tubone…
Il resto del viaggio lo passiamo con le bimbe che dormono quasi tutto il tempo (per una volta a proposito) e sotto una fitta e fine pioggia. La temperatura che troviamo è inferiore rispetto a quella della partenza di una quindicina di gradi e ci fa considerare da un lato quanto siamo stati fortunati nei giorni precedenti (di giorno 30-35° C, la sera ben sopra i 20°) dall’altro che l’estate è realmente finita e che pure i bagni nel brodo primordiale di Marina Julia possiamo rimandarli all’anno prossimo (anche se in questi giorni passando di là con giubbotto e scarpe abbiamo visto un crocchio di giovinastri slavi o scandinavi in vacanza al campeggio della ridente – per le pantegane perlomeno – località balneare bisiaca…).
Del resto dopo tre giorni dal rientro si è aperta un’altra storia: Mira all’asilo…
Rientrati per concludere in qualche modo di leggere il Magris “da viaggio” prendo in biblioteca il libro L’infinito viaggiare per scoprire con mia somma sorpresa che contiene un intero capitolo intitolato In bisiacaria… e il cerchio si chiude.

Idemo u more: Baška

Arrivati a Baška serve trovare una sistemazione. Io e Mira (che alla faccia del clima salubre si è beccata un pesante raffreddore che poi ha passato a Dora dopo quattro giorni per un totale di 5 ore di asilo….) bighelloniamo un po’ tra le tante insegne di Uffici turistici che mi lasciano sospettoso e vagamente inquieto sulle inculate che nascondono.
A un tratto noto a terra accanto a un intrico di siepi appoggiato su due mattoni dipinti con le parole Sobe e Apartman un cartoncino con scritto in pennarello “Vino i Rakija”. Non ho dubbi: ho trovato! Entro e incontro una anziana seduta sotto delle viti. Stranamente per le mie esperienze vacanziere in Republika Hrvatska non parla una parola di italiano (ma scoprirò poi che a Krk l’italiano lo parlano realmente in pochi e male) ma mi faccio capire a gesti e grugniti. La prima domanda è, ovviamente, se hanno vino. No non ce n’è… maledizione! Si vede che non ero un pirata segnano… loro qui il vino lo trovavano io no… Va beh…
Non mi resta allora altro da fare che chiedere se per caso affitta appartamenti. Mi conduce in casa (molto Jugo) e fa una telefonata. Tra i suoni spezzati del croato colgo ogni tanto qualche parola; capisco che sta chiamando un’agenzia turistica… nooooooo… va beh sono stanco e le bimbe più di me e quindi me ne frego da bravo italiano in vacanza e se ci spennano un po’ in fin dei conti è sempre meglio che sbattersi per trovare altro e poi siamo in vacanza no!?
Poi scopriremo che l’agenzia chiamata è l’unica in cui io ero entrato e immediatamente uscito dopo aver sentito i prezzi (58 iuri al giorno) dell’unico appartamento che avevano rispondente alle nostre esigenze… si vede che era destino finissimo lì…
L’appartamento comunque è bello, fresco e spazioso e qui le bimbe dormiranno più che altrove insomma talvolta le inculate possono avere aspetti piacevoli insomma (Gigetto docet).
Inoltre come in tutti gli appartamenti dati in affitto alla turistaglia da queste parti pure questo ha tv satellitare. Prima cosa che faccio quando entro – forse addirittura prima di avere posato i bagagli – è accendere la televisione (sintonizzata su gay.tv il che mi fa fantasticare su quanto possa essere successo prima del nostro arrivo…) cosa che farò ogni volta che entrerò in casa: da qui capisco come sia possibile che in Italia viga una telecrazia presieduta dal nano malefico (no non quello di Adegliacco intendevo quello di Arcore).
Il giorno successivo dopo la mattina al mare ci facciamo un giro per l’isola: prima destinazione ovviamente Vrbnik/Verbenico. Ovviamente perché questa cittadina è nota per il fatto che qui si produce uno dei più famosi vini jugoslavi: la Žlahtina.
Ceghe dopo il "Gottino" dalmata
Altrettanto ovviamente nonostante un tentativo di sosta nella più grossa azienda agricola della zona per il boicottaggio delle bimbe non riuscirò a bere neppure un calice… e per tutto il resto delle ferie le mie bevute – che seppure quasi mai eccessive saranno quotidiane – saranno per lo più serali (il che visto la rigidità da queste parti sul tasso alcolemico per chi guida = 0 forse è stato un bene…) a base di vinazza oppure preferibilmente delle oneste birre croate anche nel comodo bottiglione in plastica da 2 litri: in ordine di preferenza Osiječko (ottima quella nera), Ožujisko, Karlovačko. Questo giro visto la difficile gestione nella sbronza nema Pelinkovac con cui è troppo facile passare dall’euforia al collasso alcolico… al massimo qualche bicchierino di Šlijvovica cortesemente offertami dalla parona di casa che gentile ed invadente ingozza Mira (e per il terrore di Frà pure Dora) di biscotti al cioccolato. Però cosa utile ficcando in bocca a Dora banana schiacciata ci farà scoprire un’arma in più contro la fame della piccola… Mira in compenso ha scoperto il gusto delle prugne… banana e prugna accostamento delizioso che in queste ferie vista la stanchezza cronica non riusciremo a mimare granché…

Bandiera croata: in cielo un grifone
Baška oltre che come località turistica è famosa per la lapide – di cui una pacchiana riproduzione in miniatura è appesa nel “nostro” appartamento – qui ritrovata (che peraltro è conservata a Zagabria): uno dei più antichi documenti linguistici croati risalente al 1100 scritto in glagolitico (alcuni reperti li abbiamo visti pure a Vrbnik).
Provo sempre una certa circospezione verso i richiami nazionalistici a documenti o fatti medievali che con tutto il rispetto che posso provare per il veteroslavo (poco) mi sanno un po’ di fascismo. Nel caso specifico poi la lapide e il glagolitico in generale oltre all’elemento nazionalistico implicano strettamente anche quello religioso: la lapide attesta una donazione del re croato Zvonimir alla chiesa di Santa Lucia di Jurandvor nei pressi di Baška e nella metà del XI secolo preti e frati “glagolianti” di Veglia si ribellarono contro la decisione del papa di introdurre il latino nei riti religiosi…
Nazionalismo e fondamentalismo religioso sono due delle cose che odio di più e che in Croazia sono disgustosamente diffuse insieme al militarismo il che mi fa ricredere circa la fantasia che ogni tanto mi coglie di venirci a vivere come tanti monfalconesi – tra cui anche parenti – avevano fatto a guerra (la seconda mondiale) finita con il sogno del socialismo… tra l’altro questo è un argomento su cui prima o poi dovrò pure scrivere qualcosa… (anche Magris ne parla in un nel suo Microcosmi)
"Glagolitico" per il suo suono strano diventa un tormentone ed è una parola che ripeteremo scherzosamente in continuazione. Inoltre mi sa che Mira quando usa strane parole – tipo Cuda; Cudala; Blebla ecc. – al posto di parolacce in realtà non lo fa per evitare di essere ripresa ma si sta esprimendo in glagolitico: del resto il suo nome è molto diffuso da queste parti e tra i vari sassi che ha raccattato ce n’è uno vagamente simile – per un occhio sufficientemente svarionato – alla lapide di cui sopra…

A Krk poi abbiamo visto il capoluogo omonimo che è forse la cittadina più bellina ma nulla di notevole da segnalare. Siamo passati per un altro bel posto: Punat in cui però visto le bimbe dormienti nema sosta al loro risveglio improvviso nella campagna abbiamo cercato un agriturismo per uno scalo tecnico però anche in questo caso niente da fare e così a Krk non siamo riusciti a vedere capre né pecore.
Dopo qualche giorno esclusivamente di mare – in cui un pesce mi ha mozzicato la gamba facendomela sanguinare – decidiamo di sfuggire a un insopportabile destino da bagnanti: ormai vista la situazione abbiamo abdicato dalla pretesa di essere viaggiatori e va bene, già l’identità di turisti ci fa sentire un po’ stupidi però ridursi a placidi e soddisfatti bagnanti è addirittura troppo…
quindi scappiamo verso Cherso la più grande delle isole Assirtidi…

Idemo u more: Krk

Lasciate alle spalle le fantasie dannunziane dopo il ponte (che temevo più spaventoso visto le leggende: resta chiuso nei giorni di forte Bora, varca il canale detto anche della tempesta…) ci addentriamo nell’isola di Veglia.
se non mangio queste non assaporo appieno il gusto della croaziaPrima di questa volta non ero mai (stato) su un’isola: capita su questa che è la più grande dell’Adriatico.
Inizialmente ci eravamo prefissati come destinazione Njivice dopo pochi chilometri. La località mi era stata consigliata da una tipa serba anche mezzo apparentata alla lontana con Frà che lavora nella mia privata di fiducia. Il fatto che io diffidi di qualsiasi parola detta in privata; che nonostante siano appena le 13.30 circa già la maggioranza delle spiagge sia in ombra, il fatto che abbiamo appena assaporato il gusto di addentrarci nell’isola e fermarci castrerebbe un poco la nostra aspirazione a crederci viaggiatori all’avventura anche su una station wagon carica di giochi per il mare e pannolini, il panorama con sullo sfondo la città di Fiume e meno lontano stabilimenti petrolchimici e non ultimo il fatto che le bimbe si siano da poco addormentate fanno sì che proseguiamo. Attraversiamo, poco distante, Malinska che ci pare più carina ma le bimbe dormono ancora e allora tanto vale giù fino all’estremità sud di Veglia – che del resto dista una cinquantina di chilometri.
A parte il primo tratto le strade non sono delle migliori e in un punto in cui la strada ha decisamente l’aspetto di un sentiero di capre vedo in lontananza in uno dei rari rettilinei un camion piuttosto grande vista la situazione e non ho neppure il tempo di agitarmi quando da dietro il camion fa capolino un auto di grossa cilindrata che azzarda il sorpasso… per fortuna sono solo bestemmie e insulti verso austriaci e croati (le macchine targate Rijeka saranno in ogni caso le peggio condotte e sarà anche per questa guida e le conseguenti bestemmie di risposta dei talianski il motivo per cui qui la gente come avrò modo di constatare anche personalmente la gente bestemmia in italiano) avendo riconosciuto questi paesi come gli unici possibili ad avere la targa che ci pare di aver intuito nell’auto pirata… (se l’auto era pirata però può essere stata solo croata mai sentiti pirati austriaci…)
Testa o croce tra Baška e Stara Baška o meglio così avremmo fatto in altri tempi ora ci tocca valutare e dalle nostre informazioni (principalmente il libro di Scotti) optiamo per la prima che pare adattarsi di più alle esigenze delle bimbe.
In effetti si rivelerà così: Stara Baška – il nostro sogno proibito – quando la visiteremo qualche giorno dopo senza neppure scendere dall’auto (le bimbe ancora una volta dormivano entrambe in macchina e quelle in auto saranno pressoché le uniche dormite che le due faranno in questi giorni) durante una delle nostre peregrinazioni per l’isola. Kraje – che significa simbolicamente “alla fine” – come anche la chiamano è un paesino privo di turismo di massa e però pure dei servizi che alle liete famigliole sono indispensabili. Costa stupenda e inaccessibile per passeggini: qualche rimpianto per non esserci venuti anni fa come ripeteremo in un sacco di occasioni in questo viaggio… chissà in futuro come si suol dire… conoscendo la nostra incostanza e ansia di nuovo direi veramente improbabile…

quadro kitsch nell'appartamento di baska raffigurante il panorama della cittadina

Andrà bene allora Baška.
Leggiamo sulla guida che ha la spiaggia più lunga dell’isola (2 km) e che è salutare per via di certe sue caratteristiche balneari: questo aspetto salutista già ce la fa apprezzare sperando in meno bronchiti o influenze invernali per le bimbe. La località comunque è decisamente turistica seppur di un turismo non eccessivamente chiassoso e con un bel panorama con colline che dolcemente ma qua e là bruscamente scendono nel mare e con una baia che volge verso Arbe e Segna. Quella Segna in cui siamo stati l’anno scorso con i suoi pirati che dal XV secolo si sono stabiliti anche qui in fuga dai veneziani e in cerca di cereali e vino. Chissà magari in una vita precedente sono stato un uscocco e c’era nel mio destino ritornare in questi luoghi mi viene quasi da delirare… giuro che sono sobrio: quando vado all’estero evito astuzie… si vede però che dopo anni di maltrattamenti e cattive compagnie il mio cervello si prende licenze…

Idemo u more: itinerari dannunziani

Partenza per il mare quarnerino seguendo un itinerario quasi da nostalgici dannunziani. Partenza dalle vicinanze di Ronchi dei Legionari passando paranoiati sulle strade secondarie slovene per evitare di dover pagare la vignetta arriviamo a Fiume; ostinati proseguiamo e visto lo svincolo autostradale di Buccari

lo svincolo dell'autostrada sopra Bakar/Buccari

possiamo considerarci a giusta ragione ben più arditi di D’annunzio & c. che qui fecero la loro bufala (non ho mai capito tutta ‘sta eroicità del gesto di entrare coi M.A.S. – ma forsit i mats a jerin lôr – in una baia e cercare di silurare le navi in rada senza mettere a segno neppure un colpo… casomai stupidità…).

Ben più conseguenti dei nostalgici irredentisti – gruppi di Azione Giovani di Görz hanno fatto proprio ‘sto itinerario: Ronchi-Fiume… – attraversiamo il ponte che appena costruito era intitolato a Josip Broz detto Tito ora non so: magari a Tudjman chissà… e arriviamo a Krk altrimenti detta Veglia.

Pochi sanno che “dopo avere occupato Fiume con i suoi legionari Gabriele D’Annunzio sbarcò anche a Veglia. I suoi uomini, però, furono accolti dalle popolazioni di Punat, Baška e Dobrinj armate di accette e pietre e dovettero ritirarsi. Raggiunto però l’isolotto di San Marco (disabitato), vi piantarono la bandiera e ne proclamarono la conquista.”

Dall’utilissimo e interessante libro di Giacomo Scotti L’arcipelago del Quarnero.

Forse il fatto che in questo caso la “barbarie schiava” (come la chiamava il water di Pescara) abbia umiliato così bellamente gli arditi latini fa sì che questa tappa venga ignorata dai fascisti italioti in trasferta nel Quarnero.


Piccola parentesi sulle mie letture da viaggio: quando vado in giro per il mondo mi porto sempre 2 o 3 libri da leggiucchiare nei momenti di cazzeggio o quando sono appollaiato sulla tazza del water e un po’ per un mio delirio un po’ per orientarmi meglio ci sono sempre, oltre alle scontate guide turistiche (Touring Club e Lonely Planet su tutte), libri che trattano delle località che andrò a visitare o libri di letteratura di viaggio.

L’anno scorso i libri sono stati: Giacomo Scotti I pirati dell’Adriatico, avvincente e che ha influito sulla scelta di soggiornare per 3 giorni a Segna capitale dei pirati Uscocchi; e come letteratura di viaggio che in più parla più o meno di queste zone i libri di Claudio Magris Danubio e Microcosmi (quest’ultimo ha anche parzialmente influenzato la scelta di una delle destinazioni di queste vaccanze).

Quest’anno invece oltre di Scotti (che sta diventando per me un caso letterario o una fissazione a seconda di come si voglia vedere la cosa) il già citato libro: “erratica guida” come la definisce Claudio Magris: Hakim Bey con Taz (che non è propriamente letteratura di viaggio però essendo un libro/manifesto dell’anarchismo ontologico o nomadismo psichico un po’ c’entra col viaggio anche se si tratta di altro tipo di viaggi; in più tra l’altro parla dell‘impresa di Fiume di D’Annunzio) e infine Chatwin con In Patagonia (in cui parla tra l’altro del Mucchio Selvaggio di Butch Cassidy e Billy the Kid e degli anarchici espropriatori parlandone male, però parla male pure dei missionari salesiani nella Terra del Fuoco ma senza andare tanto lontano basterebbe andare in Furlania per sentirne delle belle mi viene da pensare visto quello che si è sentito proprio nei giorni in cui eravamo via…)…

continua…

TUTTI RASTA!

Droga: Cassazione ‘assolve’ rasta

Adepti di questa religione possono detenere molta marijuana

(ANSA) – ROMA, 10 LUG – La Cassazione invita i giudici alla comprensione nei confronti dei seguaci della religione rasta trovati in possesso di ‘erba’ in abbondanza.

Secondo la Suprema Corte, gli adepti fumano marijuana per favorire la contemplazione e per questo ha accolto il ricorso di un uomo contro la condanna a 16 mesi inflittagli a Perugia nel 2004 per detenzione di droga. La sentenza e’ stata annullata con rinvio alla Corte d’appello di Firenze.

Secondo la Cassazione, i giudici di merito non avevano considerato ‘la religione di cui l’imputato si e’ dichiarato praticante’ escludendo, pertanto, che potesse detenere un simile quantitativo di marijuana per esclusivo uso personale. In tal proposito gli Ermellini spiegano che ‘secondo le notizie relative alla caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione, la marijuana non e’ utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come erba medicativa. Come tale possibile apportatrice dello stato psicofisico teso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che l’erba sacra sia cresciuta sulla tomba di re Salomone e da esso ne tragga la forza’. (ANSA).

http://temporeale.libero.it/libero/news/2008-07-10_110236817.html

Convertiamoci in massa al rastafarianesimo!

E ai rasta anche l’8 per mille…

MIRA E DORA E LO SPIRITO DEL CAPITALISMO



In questi giorni sto ricevendo lezioni sullo spirito del capitalismo (o più che altro sulla sua stolidità forse persino superiore alla mia).

Mira
In autostrada dopo aver spiegato a Mira che mi ero fermato per prendere il ticket per poi pagare all’uscita Mira guardando perplessa le altre auto mi chiede: "Ma perché gli altri vanno sulla nostra strada?". La distinzione tra valore di scambio e valore d’uso è eccessivamente cervellotica per una mente non ancora sufficientemente addomesticata.

Dora
Sposto Dora che ho in braccio da un braccio all’altro e pesco dal cesto della frutta un paio di ciliege scavando tra le albicocche. Noto un segno tra l’arancione e il marroncino sulla mano con cui ho colto le ciliege. Un po’ di sostanza organica di qualche albicocca un po’ troppo matura penso e senza pensarci troppo mi lecco la mano… di sostanza organica si trattava sì però di altro genere come avrei dovuto arguire dal sorriso soddisfatto di Dora… il colmo è che la sensazione è stata di stupore e divertimento e non di schifo (il gusto di escrementi di un lattante in qualche modo richiamano la sua alimentazione quasi un gelato o frappè gusto merda)

Che io non pensi è noto ai più ma ora prostrato dal ritorno al lavoro mi diverto (qualcuno conoscendomi potrebbe alludere alla mia nota perversione ma posso garantire che la coprofagia è una delle poche da cui sono completamente indenne) nel mangiar merda… la forza dell’abitudine…

Ceghe coprofago per caso forse prossimamente sodomita per vocazione…

NO ALL'AUTOPRODUZIONE SÍ AL NARCOTRAFFICO

In conformità con la politica del governo neo-eletto in materia oggi una sentenza della corte di cassazione ha sentenziato – in disaccordo con una precedente delibera – che l’autoproduzione di cannabis è reato :
questo porterà quindi i consumatori ad approvigionarsi sempre più dal canale principale d’offerta: il mercato nero in mano alla mafia….
 

Del resto come stupirsi… tra i governanti ("quanti perfetti e inutili buffoni" diceva quello…) ora oltre al senatore a vita prescritto per mafia Giulio A.  si è aggiunto sempre al senato Salvatore C. condannato anche lui per malefatte simili, mentre un uomo vicino al neo-premier tale Marcello D. già condannato anche lui per reati mafiosi  in campagna elettorale dopo aver denigrato la resistenza ha fatto un’esaltazione dell’omertà mafiosa peraltro condivisa dal nano di Arcore … solo per citare i più famosi… alla faccia di Beppe Grillo tra un po’ in parlamento o perlomeno in senato si potrà entrare solo se si avrà fatto un giuramento mafioso con tanto di santino insanguinato abbruciato…difenderne gli interessi pare il minimo… per quanto nel caso specifico sono stati i giudici e non i senatori a provvedere… (le lettere puntatate sono contrazioni di insulti ritengo…)
 
Nel frattempo al confine con la Francia c’è stato un sequestro di 15 kg di skunk… sul Tg2 hanno detto che "è una manipolazione genetica della cannabis con effetti simili al LSD"… seeeeeeeee magari… e la chiamano informazione… solo allarmismo richiamando sostanze più rischiose ma che poco hanno a che vedere una con l’altra se non che sono le due droghe (a differenza della cocaina e degli altri eccitanti) i cui effetti meno si confanno ad un sistema altamente competitivo come quello capitalistico “avanzato” in cui viviamo…

Altra notizia che oggi mi ha lasciato allibito: in un paesino della Puglia garganica è stata riesumata la carogna di un uomo – che all’epoca veniva ritenuto un cialtrone e ora viene reputato un santo – morto QUARANTA anni fa… per evitare di disgustare gli osservatori impudichi, necrofili e perversi ed in conformità con l’ideologia – che loro chiamano religione – di cui sono succubi e che li pervade ai resti è stata imposta sul grugno una maschera di silicone (praticamente un goldone il che potrebbe indicarci il genere di testa di cui si tratta)… la cosa sconcertante è che i fedeli come li chiamano da queste parti (altrove sarebbero semplicemente e sprezzantemente definiti fanatici) erano tantissimi pare diverse migliaia… SCONCERTANTE…