Elda Soranzio, nome di battaglia Lina dell’Intendenza Montes

Una azione della staffetta “Lina”: da Ruda a Ronchi
L’ultimo incontro con Silvio Marcuzzi “Montes”

Elda Soranzio, nome di battaglia Lina dell'Intendenza MontesIncontri durante il Presidio itinerante a Ronchi dei partigiani

Gepostet von Ronchi dei Partigiani am Sonntag, 4. Oktober 2020

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Appello alla società civile e mondo della cultura: Centenario prima guerra mondiale sosteniamo Ronchi dei Partigiani

Condivido  e sottoscrivo questo appello
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Dopo quasi un secolo siamo riusciti a far revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini nel Comune di Ronchi, città che “pur se in condizioni di grave inferiorità tecnica e numerica, dopo l’8 settembre 1943, organizzò la Resistenza contro l’occupatore, impegnandolo in numerosi e cruenti scontri. Nel corso di venti mesi di lotta partigiana, malgrado persecuzioni, deportazioni nei campi di sterminio, distruzioni e torture, i Ronchesi furono tra i protagonisti della rinascita della Patria, lasciando alle future generazioni un patrimonio di elette virtù civili, di coraggio e di fedeltà agli ideali di giustizia “ ( motivazione della Medaglia d’Argento al valor militare assegnata a Ronchi per l’attività partigiana svolta dai suoi cittadini dopo l’8 settembre 1943 ).

GUGLIELMO OBERDAN E RONCHI

Ora in tutta Italia Guglielmo Oberdan è un nome legato più alla toponomastica che alla storia. Ma chi era costui?

Guglielmo Oberdan nacque a Trieste nel 1858. Il suo vero cognome “Oberdank” era quello della madre slovena dal momento che il padre naturale non lo riconobbe. Venne quindi cresciuto dalla madre e da suo marito – sposato quando il bambino aveva quattro anni – facchino al porto.

Il primo anno all’istituto tecnico (“Civica Scuola Reale Superiore”) fu bocciato perché poco conforme in costumatezza per incorreggibile inquietudine, per insolenti risposte e per prepotente insubordinazione e incostante diligenza.

Nel 1877 chiamato alle armi per essere spedito con un reggimento a combattere in Bosnia-Erzegovina disertò fuggendo via mare a Senigallia. Da qui si spostò prima ad Ancona quindi in una Roma dalla calda atmosfera mazziniana prima ti tornare ormai di idee irredentiste nel 1881 a Trieste. L’anno successivo nel capoluogo giuliano – anche se pare che il nostro ne fosse estraneo – venne lanciata da irredentisti una bomba contro dei veterani austriaci che stavano andando a rendere omaggio all’arciduca Carlo Lodovico.

L’anno successivo Oberdan decise di tentare di uccidere l’imperatore Francesco Giuseppe (almeno così lui affermò durante gli ultimi interrogatori…). Prima che però ci provasse venne infamato dal delatore nato in Istria da famiglia carnica Giuseppe Fabris-Basilisco che accolse Oberdan a Udine il 6 settembre 1882 e con l’aiuto del farmacista di Buttrio Antonio Giordani fece espatriare a Manzano Guglielmo Oberdan in direzione di Ronchi.

Qui vi giunse nella mattina del 16 dove il capoposto della gendarmeria Virgilio Tommasini, avvertito dalla polizia della zona che agiva su segnalazioni del Fabris-Basilisco, si recò alla locanda di Giovanni Battista Berini (ora abitazione privata dove ancora esiste una lapide a ricordo del pernottamento e arresto dell’irredentista triestino ormai – significativamente? – sbiadita e in un’androna alle spalle di un palazzo di quattro piani) dove alloggiava Oberdan e, dopo una colluttazione con anche l’esplosione di un colpo di pistola a bruciapelo da parte del gendarme che rimase ferito, Oberdan venne arrestato e condotto al palazzo del podestà (dove era presente tra gli altri anche Antonio de Dottori a cui è intitolato l’omonimo canale). Nella sua stanza vennero trovate due valigette con dentro due bombe all’Orsini, polvere da sparo e cartucce per rivoltella.

A sera tarda il prigioniero venne condotto a piedi alle carceri giudiziali di Monfalcone dove durante gli interrogatori con una fantasia fuori dal comune disse sempre di chiamarsi Giovanni Rossi.

Sorvegliato a vista fino al giorno seguente, proprio nello stesso giorno in cui Francesco Giuseppe arrivò in città, scortato da molta polizia venne tradotto a Trieste alle carceri giudiziarie.

Il processo non durò molto e la sentenza venne emessa già il 20 settembre. In questo atto, dopo aver accennato alla sua diserzione militare, al suo sconfinamento e al suo arresto a Ronchi si dice testualmente che il 17 settembre attentava in questa città alla vita di S.M.I.R. Apostolica mediante esplosione di due bombe. Venne quindi condannato alla forca per tentata strage, per resistenza a una guardia militare e il suo ferimento, per diserzione e per contravvenzione alla patente di porto d’armi. A nulla valsero le domande di grazia della madre, dello scrittore francese Victor Hugo e le lettere di Giosuè Carducci rivolte all’imperatore.

Il 20 dicembre all’alba Oberdan fu portato nel cortile della Caserma Grande di Trieste e alle ore 7 venne impiccato.

A Ronchi, ogni anno, nella ricorrenza del 16 settembre – data di arresto del terrorista giuliano Oberdan – il gendarme Tommasini veniva festeggiato dai maggiorenti locali devoti a Cecco Beppe proprio davanti alla locanda del Berini, che era passata di mano ai Falconer.

 cartolina albergo berini

FOTO Cartolina postale del 1898 che riproduce l’albergo dove venne arrestato Oberdan con davanti il gendarme che aveva eseguito l’arresto e un gruppo di amici e di consiglieri che lo festeggiano ogni anno.

 

Passano gli anni e cambiano le cose e dopo la prima Guerra Mondiale con il passaggio di Ronchi all’Italia la locanda venne battezzata “Albergo Oberdan” in memoria del giovane ora martire e non più terrorista secondo l’antica e tuttora diffusa arte italiana del voltagabbana e del revisionismo.

Fu pure preparata una targa che venne benedetta da un cappellano militare il 22 maggio 1922 alla presenza del re Vittorio Emanuele III, di passaggio per Ronchi con la regina e la principessa Iolanda e diretto in automobile a Redipuglia. Questa stele in marmo venne poi murata accanto alla finestra del primo piano e – come detto – esiste ancor oggi e porta la data del 20 dicembre 1920.

Il 20 dicembre 1916, invece, Gabriele D’Annunzio, passando per Ronchi (che “non ha elevato a D’Annunzio alcun monumento, che è stato invece innalzato, forse per dispetto, dai monfalconesi a pochissimi metri dal cartello che indica il confine tra Ronchi e Monfalcone”) e vedendo la locanda dove era stato arrestato Oberdan semidistrutta, dettò un’epigrafe nel suo solito stile retorico, aulico e ridondante.


Inevitabile provare un’istintiva simpatia per gli attentatori di re, le persone possedute da eroici furori, i disertori, i bastardi sfortunati e disadattati come Guglielmo Oberdan…

Del resto agli irredentisti repubblicani i libertari d’allora si sentivano accomunati da certi metodi di lotta contrassegnati da un’aggressività che si manifestava in gesti clamorosi, accese dimostrazioni di piazza e nelle varie forme dell’agitazione clandestina, anche se i gesti dei mazziniani assumevano in definitiva un valore puramente dimostrativo. Gli anarchici triestini all’epoca poi non mancarono di attribuire all’atto di Oberdan un significato libertario, riflesso nella pratica terrorista e nel proposito di colpire Francesco Giuseppe, che personificava non solo un Impero oppressore degli italiani, ma l’autorità dello Stato stesso. Non stupisce perciò la presenza degli anarchici assieme agli irredentisti repubblicani e liberali, ai funerali della madre di Oberdan nel dicembre del 1908. Insomma…

VIVA BRESCI! VIVA OBERDAN!
VIVA GLI UCCISORI DI RE!


 

 

Le informazioni per questo post le ho tratte (e per buona parte copiate) da Silvio Domini Ronchi dei Legionari. Storia e documenti, Amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari, 2006² ma anche dai testi di Maserati sul movimento anarchico e operaio di Trieste.

  

FANCULO LA VENEZIA GIULIA!

“Il nome di Venezia Giulia si richiama alla tradizione romana della Venetia et Histria e delle Alpes Iuliae, ricordando il substrato venetico e le imprese di Giulio Cesare e di Cesare Ottaviano Augusto, entrambi della Gens Iulia. Esso fu proposto nel 1863 dal glottologo goriziano Graziadio Ascoli (il promotore della «questione ladina» [a lui è intitolata la Societât Filologjche Furlane eretta in Ente Morale con R.D.L. del 7 agosto 1936 in pieno fascismo N.d.Ceghe] ), in contrapposizione a quello corrente di Litorale Austriaco (o austro-illirico) per affermare l’italianità di quelle terre irredente, in analogia con il nome di Venezia Tridentina, proposto per il Tirolo meridionale.

Questi nomi avevano anche l’obiettivo di ristabilire il legame storico e culturale delle terre venete, alla vigilia della III guerra d’indipendenza che portò all’annessione del Veneto (o Venezia propria), ribattezzato dall’Ascoli con il nome di Venezia Euganea [ecco le Tre Venezie… N.d.Ceghe].

Il nome fu accolto dai movimenti irredentistici e fu largamente usato durante la prima guerra mondiale, divenendo molto popolare, per cui dopo la guerra fu introdotto come denominazione ufficiale di tutte le terre annesse al confine orientale.

Nei territori sloveni si continuò però ad usare nella dizione slava il nome di Litorale sloveno (Slovensko Primorje).” da Friuli Venezia Giulia, Touring Club Italiano, Milano, 2005, pag. 20-21

Quando si parla di “Venezia Giulia” è evidente quindi il tentativo di appiattire questa zona da sempre luogo di intreccio di genti e culture alla sola etnia italiana (qualsiasi cosa questo voglia dire).

Quindi posso capire – non giustificare però – che un fascista o un nazionalista italiano (c’è una piccola differenza: anche rifondazione comunista è un partito nazionalista per quanto in queste terre per questioni elettorali – attinge molti voti all’interno della minoranza slovena – tenda ad edulcorare le proprie posizioni filo italiane) si riferisca alla “Venezia Giulia” ma se a farlo – e sono in moltissimi – è chi ignora la questione e/o è vittima della convenzionalità del linguaggio questo non posso accettarlo.

Questo post trae spunto dalle prese per il culo di alcuni amici bisiachi e da quei patetici adesivi incollati qua e là sui cartelli stradali di questo angolo di terra abbandonato da dio e dagli uomini… [Nel rettangolino rosso uno dei malefici adesivi!]

FANCULO LA VENEZIA GIULIA!!!