Clicco, scarico e non pago

Musica, film, telefonate. Ma anche auto, viaggi in aereo e vacanze
Così si realizza il sogno di vivere senza spendere un euro

Clicco, scarico e non pago
Il sogno online della vita gratis

dal nostro inviato ERNESTO ASSANTE

<B>Clicco, scarico e non pago<br>Il sogno online della vita gratis</B>

CANNES – Clicco, scarico, non pago. Tre semplici atti che hanno portato alla crisi, in pochi anni, un’intera industria, quella discografica, che inesorabilmente ha visto calare le vendite dei cd e crescere il consumo di musica gratis attraverso la rete. Clicco, scarico e non pago. Funziona anche per il cinema, per la tv, per i giornali, per il telefono, per i videogiochi: tutto quello che nel mondo reale ha un valore, che sia un oggetto o un servizio, qualcosa che può essere venduto e comprato, quando arriva in rete e si smaterializza, perde anche il suo valore economico. E tutto diventa gratuito. Si consuma musica, si fanno telefonate, si leggono giornali, si vedono film e programmi televisivi, si gioca e non si paga.

Fino a ieri tutto questo era illegale, era pirateria. Oggi non è più così. I giornali online sono gratuiti, la telefonia via Internet è gratuita, la web tv è gratuita, stanno arrivando anche i primi film pagati interamente dalla pubblicità (il primo è "Voglio la luna", prodotto dal tour operator Hotelplan e da ieri approdato in alcune sale italiane, i biglietti, ovviamente gratuiti si possono prendere soltanto online sul sito del film).

È la tecnologia digitale ad avere liberato questa possibilità. E’ l’avvento di Internet e del World Wide Web ad aver reso possibile quanto solo fino a qualche anno fa sembrava assolutamente irrealizzabile. Portare legalmente contenuti gratuiti al pubblico. Offrire legalmente servizi gratuiti. Il primo terreno dove è avvenuta la svolta è quello della musica. Una rivoluzione vera e propria perché, a differenza della vecchia "pirateria" fisica, quella che ancora oggi porta nelle nostre strade milioni di copie di dischi copiati illegalmente e venduti a pochi euro, ha portato in pochissimo tempo milioni di persone a collegarsi alla rete e a condividere la loro musica in un modo che prima, semplicemente, non era possibile. E senza pagare nulla.


Che si tratti di "furto" è evidente, copiare una canzone senza pagare i diritti d’autore significa semplicemente privare i musicisti dei frutti del loro lavoro. Ma ai frequentatori della rete il termine "furto" è sempre sembrato inappropriato. Innanzitutto perché nel "file sharing", nello scambio dei brani online, non c’è un oggetto fisico, non c’è un disco, non c’è qualcosa che materialmente passa da una mano all’altra, da una persona all’altra, nulla viene tolto a nessuno. E poi perché la copia digitale che viene creata, assolutamente identica all’originale, è frutto di un baratto, di uno scambio di brani, di files. Cosa che "moralmente" ha un’apparenza più accettabile.

Per gli "scaricatori" della musica online il loro gesto non è molto diverso da quello che fanno ogni giorno quando ascoltano la musica, gratuitamente, accendendo la radio. Non sono loro i "ladri", insomma, semmai le aziende che gestiscono le reti, che producono i software, quelli che dai milioni di download quotidiani guadagnano traffico sui loro siti e pubblicità da vendere. E’ da questa ipotesi che è partita Qtrax per portare, finalmente, nella legalità decine di milioni di persone che in tutto il mondo scaricano musica utilizzando i software di "file sharing" e le reti "peer to peer", annunciando la nascita del primo servizio legale di download musicale gratuito, interamente sostenuto dalla pubblicità.

"La gente non vuole vivere nell’illegalità, la gente vuole la musica gratis", è la disarmante verità che Klepfisz, il boss della Qtrax, ha voluto sottolineare presentando la sua iniziativa. Che, però, ha annunciato troppo in fretta, essendo in realtà ancora priva del via libera definitivo da parte delle major discografiche, come hanno voluto sottolineare ieri sia la Warner, che la Universal che la Emi.

Altri servizi già offrono musica gratuitamente, facendo pagare il conto agli investitori pubblicitari. Come Jamendo, che lavora sulla base delle nuove licenze Creative Commons, come We7, un sito realizzato niente di meno che da una delle grandi star del rock, Peter Gabriel, o il sito italiano Downlovers.it.

Il mondo della rete, comunque, marcia in un’unica direzione, quella dei contenuti gratuiti. E non solo per quello che riguarda la musica. Uno degli alfieri di questa rivoluzione è Janus Friis, un giovanotto di Copenhagen che a soli 31 anni si trova ad essere miliardario e, allo stesso tempo, uno dei principali protagonisti dell’"era gratuita". Friis è l’inventore di KaZaA, uno dei più fortunati software di file sharing al mondo, ed è sempre lui ad aver creato Skype, basato sempre sul "peer to peer" ma destinato, in questo caso, a far telefonare gratuitamente gli utenti della rete. "Internet ha cambiato la mentalità della gente", dice Friis, che ora ha lanciato un nuovo sito, Joost, dove ad essere gratis sono i contenuti video.

Online tutto diventa gratuito. Così oggi attraverso Internet è possibile leggere gratuitamente i giornali di tutto il mondo, dal New York Times a Wall Street Journal, da Le Monde a El Pais, e la diffusione delle testate online cresce ogni giorno di più, assieme al numero delle persone che le legge, come conferma il successo di Repubblica.it. Gratis è anche il software, non solo quello necessario al funzionamento di base del computer ma moltissime applicazioni per ogni tipo di necessità, dalla scrittura al disegno, come si può facilmente scoprire visitando il sito Oper Source Living (osliving. com), e grandi aziende come la Microsoft si sono dovute adeguare, diffondendo gratuitamente Explorer o Windows Media.

E’ gratis anche la televisione, quella di YouTube, con il suo gigantesco archivio di immagini di ogni epoca, e quella in diretta, offerta da siti come Coolstreaming, che attraverso il peer to peer consente di vedere sul computer le tv di mezzo mondo, calcio compreso. E ancora: si può telefonare gratis in tutto il pianeta con Skype, si possono vedere film corti e videoclip su siti come iFilm o film interi come su Joox. E si possono utilizzare centinaia di videogiochi, da quelli vecchi che si trovano su siti di "retrogaming" a quelli recenti che sono reperibili sui principali portali internazionali.

Quello del "gratis" è un movimento che è partito dalla rete ma si sta allargando a dismisura. E’ sempre il terreno della musica quello dove si sperimentano le soluzioni più innovative, come hanno dimostrato recentemente i Radiohead e i Nine Inch Nails, distribuendo i loro nuovi album attraverso Internet a offerta libera. Ma l’offerta si allarga di giorno in giorno, anche in ambiti finora non toccati dai cambiamenti, e sono molti i gruppi di pressione che operano in questo senso, da quelli del Free Software Movement, a chi lavora nel campo del "copyleft", ovvero del cambiamento delle leggi sul copyright. "E’ il diritto d’autore come fino ad oggi lo abbiamo inteso ad essere messo in discussione", ha detto il professor Lawrence Lessig, presentando al MidemNet di Cannes Creative Commons, il movimento da lui sostenuto per modificare i limiti che le norme del copyright impongono e che virtualmente mettono fuori legge milioni di utilizzatori di files audio e video del mondo: "Nessuno vuole essere un pirata – ha sottolineato Lessig – sono le regole che devono cambiare".

(29 gennaio 2008) http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/scienza_e_tecnologia/gratis-online/gratis-online/gratis-online.html

Il P2P non conosce digital divide

E’ di nuovo un periodo caldo per il P2P, la tecnologia che permette di condividere e scambiare gratuitamente contenuti multimediali (canzoni, film, software, materiale pornografico) tramite Internet. Mentre alcuni provider americani cercano di limitarne la diffusione e il presidente della repubblica francese Nicolas Sarkozy propone una legge per cacciare dal Web chiunque ne faccia uso per scaricare materiale protetto da diritto d’autore, una nuova ricerca proveniente dalla Germania ne conferma lo straordinario livello di penetrazione, che ormai si può definire assolutamente globale.

La Ipoque, una società di Lipsia specializzata nella gestione di traffico online, ha preso in considerazione cinque differenti aree del globo (Australia, Europa orientale, Europa meridionale, Germania e Medio Oriente), passando al setaccio la relativa attività sul Web. I risultati confermano quello che molte ricerche e sondaggi vanno ripetendo ormai da diversi anni: la stragrande maggioranza di traffico online è ormai legata al P2P. Il discorso vale tanto per il Medio Oriente (dove le condivisioni peer-to-peer riguardano il 49% dei dati che circolano sul Web), quanto per l’Europa dell’Est (dove si sale fino all’83%). Per il P2P, insomma, non esiste digital divide. Raggiunge persino aree dove la banda larga è ancora piuttosto rara.

L’abstract della ricerca, disponibile sul sito di Ipoque, fornisce anche altre interessanti informazioni sulle abitudini degli utenti e sull’evoluzione del fenomeno. A cominciare dalla percentuale bulgara di traffico notturno. Quando calano le tenebre, si legge sul comunicato stampa dello studio, in certe aree il P2P sale fino al 95% del traffico complessivo su Internet. La ragione appare ovvia: prima di andare a dormire gli utenti avviano i download, quindi lasciano i computer accesi. Di notte non si naviga, si scarica.

Per quanto riguarda i software, BitTorrent è di gran lunga il più utilizzato. Solo gli internauti dell’Europa meridionale preferiscono ancora servirsi del protocollo eDonkey, quello a cui fa capo il programma eMule, che però nelle ultime settimane ha subito un calo dovuto alla chiusura di alcuni server europei (la ricerca di Ipoque si riferisce al periodo agosto-settembre 2007). Per quanto riguarda le telefonate online, queste non sembrano invece ancora molto diffuse: si parla dell’uno per cento del traffico complessivo, con il dominio assoluto da parte di Skype (un software che utilizza anch’esso un protocollo P2P). Un dato destinato a salire quando ai tanti immigrati in Europa verrà data la possibilità di chiamare a costo zero i propri parenti a casa utilizzando una simile tecnologia.

Il dato forse più significativo, nonché il più preoccupante per l’industria discografica e per gli studios di Hollywood, è tuttavia quello relativo alla rapida crescita dei sistemi che permettono di criptare le comunicazioni P2P, rendendole di fatto invisibili, anonime, o quantomeno difficilmente rintracciabili. Secondo Ipoque (il cui business è legato proprio a questo settore), il 20% dei dati che circolano su BitTorrent e eDonkey è già “nascosto”. Il filesharing, insomma, sembra proseguire inarrestabile nel suo percorso, iniziato ormai otto anni fa con Napster: si diffonde come abitudine sociale, si evolve tecnologicamente, sfugge agevolmente ai controlli e a leggi spesso scritte con un mondo analogico in mente. Riuscirà Sarkozy a bloccarlo? Giorno dopo giorno, l’impresa appare sempre più ardua e anacronistica.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=3566&ID_sezione=38&sezione=

Cassazione: lecito scaricare file protetti

La sentenza dopo il ricorso di due studenti torinesi: non è reato "risparmiare" sui film
scagionati nonostante avessero un programma per eliminare i dispositivi di protezione

Ma la sentenza si riferisce a un caso precedente alla legge del 2004 sul diritto d’autore

<B>Cassazione: lecito scaricare file protetti<br>basta non usarli a scopo di lucro</B>

ROMA – Anche se c’è il copyright, si può scaricare lo stesso. Purché non si faccia a fini di lucro. Lo ha stabilito la III sezione penale Cassazione con una sentenza destinata a far discutere (è la numero 149/2007) con cui ha accolto il ricorso presentato da due studenti torinesi, condannati in appello ad una pena detentiva, sostituita da un’ammenda, per avere "duplicato abusivamente e distribuito" programmi illecitamente duplicati, giochi per psx, video cd e film, "immagazzinandoli" su un server del tipo Ftp (File transfer protocol) "dal quale potevano essere scaricati da utenti abilitati all’accesso tramite un codice identificativo e relativa password".
Una sentenza che fa discutere, anche se si riferisce a un caso precedente alla legge del 2004 sul diritto d’autore. La cosiddetta legge Urbani rende invece lo scaricamento di file protetti da copyright un diritto amministrativo e la loro condivisione un reato penale.

Ad uno dei due la sentenza della Corte d’appello del capoluogo piemontese datata 29 marzo 2005 (ora annullata "senza rinvio" dalla Suprema Corte) imputava anche il possesso, presso la propria abitazione, di software destinato "a consentire o facilitare la rimozione dei dispositivi di protezione "facilitare la rimozione dei dispositivi di protezione applicati a programmi per pc. Di fatto, i due studenti, avvalendosi di un computer in funzione presso l’associazione studentesca del Politecnico di Torino, avevano creato, gestito e curato la manutenzione di un archivio on line di dati e programmi, raggiungibile da un normale indirizzo ip, dal quale una "community" di utenti era libera di attingere in cambio, a sua volta, del rilascio di materiale informatico.


I reati contestati ai due ricorrenti erano quelli previsti dagli articoli 171 bis e 171 ter della legge sul diritto d’autore, la numero 633/41, sottoposta a tutta una serie di modifiche in anni recenti: nell’ultima formulazione, il primo prevede "la punibilità da sei mesi a tre anni, di chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Siae"; il secondo punisce con la reclusione da uno a quattro anni chi "riproduce, duplica, trasmette o diffonde abusivamente, vende o pone altrimenti in commercio, cede a qualsiasi titolo o importa abusivamente oltre cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d’autore e da diritti connessi".

Ebbene, per la Cassazione in primo luogo è da escludere per i due studenti la configurabilità del reato di duplicazione abusiva, attribuibile non a chi in origine aveva effettuato il download, ma a chi semmai si era salvato il programma dal server per poi farne delle copie. Ma soprattutto "deve essere escluso, nel caso in esame, che la condotta degli autori della violazione sia stata determinata da fini di lucro, emergendo dall’accertamento di merito che gli imputati non avevano tratto alcun vantaggio economico dalla predisposizione del server Ftp".

Per "fine di lucro", infatti, "deve intendersi un fine di guadagno economicamente apprezzabile o di incremento patrimoniale da parte dell’autore del fatto, che non può identificarsi con un qualsiasi vantaggio di genere; nè l’incremento patrimoniale può identificarsi con il mero risparmio di spesa derivante dall’uso di copie non autorizzate di programmi o altre opere dell’ingegno, al di fuori dello svolgimento di un’attività economica da parte dell’autore del fatto, anche se di diversa natura, che connoti l’abuso".

Anche con riferimento alla detenzione di un programma destinato a rimuovere o ad aggirare dispositivi di protezione "non emerge – avvertono i giudici – dall’accertamento di merito la finalità lucrativa cui sarebbe stata destinata la detenzione e, tanto meno, un eventuale fine di commercio della stessa".

(20 gennaio 2007)

Cassazione: lecito scaricare file protetti

La sentenza dopo il ricorso di due studenti torinesi: non è reato "risparmiare" sui film
scagionati nonostante avessero un programma per eliminare i dispositivi di protezione

Ma la sentenza si riferisce a un caso precedente alla legge del 2004 sul diritto d’autore

<B>Cassazione: lecito scaricare file protetti<br>basta non usarli a scopo di lucro</B>

ROMA – Anche se c’è il copyright, si può scaricare lo stesso. Purché non si faccia a fini di lucro. Lo ha stabilito la III sezione penale Cassazione con una sentenza destinata a far discutere (è la numero 149/2007) con cui ha accolto il ricorso presentato da due studenti torinesi, condannati in appello ad una pena detentiva, sostituita da un’ammenda, per avere "duplicato abusivamente e distribuito" programmi illecitamente duplicati, giochi per psx, video cd e film, "immagazzinandoli" su un server del tipo Ftp (File transfer protocol) "dal quale potevano essere scaricati da utenti abilitati all’accesso tramite un codice identificativo e relativa password".
Una sentenza che fa discutere, anche se si riferisce a un caso precedente alla legge del 2004 sul diritto d’autore. La cosiddetta legge Urbani rende invece lo scaricamento di file protetti da copyright un diritto amministrativo e la loro condivisione un reato penale.

Ad uno dei due la sentenza della Corte d’appello del capoluogo piemontese datata 29 marzo 2005 (ora annullata "senza rinvio" dalla Suprema Corte) imputava anche il possesso, presso la propria abitazione, di software destinato "a consentire o facilitare la rimozione dei dispositivi di protezione "facilitare la rimozione dei dispositivi di protezione applicati a programmi per pc. Di fatto, i due studenti, avvalendosi di un computer in funzione presso l’associazione studentesca del Politecnico di Torino, avevano creato, gestito e curato la manutenzione di un archivio on line di dati e programmi, raggiungibile da un normale indirizzo ip, dal quale una "community" di utenti era libera di attingere in cambio, a sua volta, del rilascio di materiale informatico.


I reati contestati ai due ricorrenti erano quelli previsti dagli articoli 171 bis e 171 ter della legge sul diritto d’autore, la numero 633/41, sottoposta a tutta una serie di modifiche in anni recenti: nell’ultima formulazione, il primo prevede "la punibilità da sei mesi a tre anni, di chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Siae"; il secondo punisce con la reclusione da uno a quattro anni chi "riproduce, duplica, trasmette o diffonde abusivamente, vende o pone altrimenti in commercio, cede a qualsiasi titolo o importa abusivamente oltre cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d’autore e da diritti connessi".

Ebbene, per la Cassazione in primo luogo è da escludere per i due studenti la configurabilità del reato di duplicazione abusiva, attribuibile non a chi in origine aveva effettuato il download, ma a chi semmai si era salvato il programma dal server per poi farne delle copie. Ma soprattutto "deve essere escluso, nel caso in esame, che la condotta degli autori della violazione sia stata determinata da fini di lucro, emergendo dall’accertamento di merito che gli imputati non avevano tratto alcun vantaggio economico dalla predisposizione del server Ftp".

Per "fine di lucro", infatti, "deve intendersi un fine di guadagno economicamente apprezzabile o di incremento patrimoniale da parte dell’autore del fatto, che non può identificarsi con un qualsiasi vantaggio di genere; nè l’incremento patrimoniale può identificarsi con il mero risparmio di spesa derivante dall’uso di copie non autorizzate di programmi o altre opere dell’ingegno, al di fuori dello svolgimento di un’attività economica da parte dell’autore del fatto, anche se di diversa natura, che connoti l’abuso".

Anche con riferimento alla detenzione di un programma destinato a rimuovere o ad aggirare dispositivi di protezione "non emerge – avvertono i giudici – dall’accertamento di merito la finalità lucrativa cui sarebbe stata destinata la detenzione e, tanto meno, un eventuale fine di commercio della stessa".

(20 gennaio 2007)