Monfalcone, l’anarchia e l’esperanto

Articolo comparso su A rivista anarchica anno 44 n. 391, estate 2014, pag. 20.

Ci sono molte tracce tematiche che possiamo riconoscere nella storia degli anarchici a Monfalcone (Gorizia). Com’è logico, il “caso Monfalcone” rappresenta un esempio concreto di questioni attinenti la storia del movimento operaio e dei movimenti popolari del Novecento. Antimilitarismo, solidarietà di classe, sindacalismo di azione diretta, antifascismo militante, spontaneismo e organizzazione, anticlericalismo e internazionalismo sono temi ricorrenti.
Il movimento anarchico monfalconese opera in modo preminente all’interno del Cantiere Navale Triestino, fondato nel 1908 da capitalisti asburgici, dove incrocia i lavoratori di diverse provenienze, in modo particolare istriani del Litorale, sloveni del Carso, coloni della campagna italiana, friulana e anche veneta nella variante bisiaca, la parlata del territorio monfalconese. Il fatto che le componenti alloglotte preminenti, quindi friulani e sloveni, evitino l’inurbamento conservando una dimensione di pendolarismo con la campagna fa sì che il movimento anarchico monfalconese si esprima inevitabilmente in lingua italiana.
Una vena internazionalista però percorre l’intera storia dell’anarchismo monfalconese e si esprime nella lingua internazionale esperanto.

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Vittorio ‘Toio’ Malaroda ad un convegno esperantista a Linz in Austria

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