Turriaco: Biografie Resistenti

“Biografie Resistenti”: un convegno per valorizzare alcune figure di antifascisti del monfalconese contro vecchie e nuove manipolazioni
Il 30 aprile ci sarà il convegno “Biografie Resistenti”, organizzato dal Comune di Turriaco e dall’ANPI Comitato Provinciale Gorizia Monfalcone. Siamo partiti con l’idea di valorizzare – attraverso lo studio di Marco Barone – la figura troppo rimossa di Giordano Pratolongo, comandante partigiano, costituente e deputato, anche in preparazione della ricorrenza dei 70 anni dalla sua morte (avvenuta il 3 marzo 1953); poi abbiamo esteso il convegno alla ricostruzione di biografie rilevanti per la storia locale della Resistenza al fascismo. Questo con l’intento di valorizzare il percorso di tanti giovani delle nostre zone che hanno scelto di lottare in prima persona per la libertà e contro la dittatura, dando un esempio che può creare ancora le condizioni affinché i giovani di oggi si possano identificare con modelli positivi. Per questo abbiamo introdotto nel convegno un intervento di Luca Meneghesso sui giovani antifascisti Giuseppe Nicolausig e Dioniso Rizzardini assassinati dalle squadracce nere nel 1921 a Monfalcone; uno di Anna Di Gianantonio sulla staffetta partigiana Villanorma Micheluz; infine, uno di Luciano Patat sul comandante della Divisione Garibaldi Natisone Mario Fantini “Sasso”.

Il Piccolo 30 aprile 2022


Vi aspettiamo numerosi, perché sarà un’occasione importante per approfondire storicamente, umanamente ed emotivamente queste “Biografie Resistenti”, per continuare a coltivare la memoria dei sacrifici che furono compiuti affinché si potesse sconfiggere il nazi-fascismo e creare uno Stato di diritto e una società più democratica, libera e (almeno un po’) eguale.
Note essenziali:
Giordano Pratolongo fu un dirigente comunista triestino, comandante partigiano, costituente e poi deputato; subì nel 1947 un’aggressione fascista a Monfalcone, quando la Venezia Giulia venne caratterizzata da continue violenze di stampo nazionalistico, negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Cinquecento giorni di attentati, sparatorie, feriti e aggressioni, tra cui quella al parlamentare comunista Pratolongo, che, a causa dell’attacco subito nei pressi della Stazione di Monfalcone da una ventina di squadristi, vide peggiorare ulteriormente le proprie condizioni di salute tanto che fu costretto a dimettersi da deputato, per morire, a causa di un aggravamento, il 3 marzo 1953. Quella del triestino Giordano Pratolongo fu una vita breve, ma intensa e ricca di impegno politico che si vuole ricordare attraverso uno studio con il quale si contribuisce a valorizzare la sua figura oggi finita ingiustamente nel dimenticatoio. La sua vicenda eclatante serve a far luce sul clima di violenze diffuse che elementi fascisti e nazionalisti perpetravano nei confronti degli esponenti di sinistra nel nostro territorio, ricostruendo quel contesto che la propaganda di oggi delle forze sovraniste ha fatto completamente rimuovere dalla memoria collettiva.
Giuseppe Nicolausig e Dioniso Rizzardini furono vittime della prima violenza squadrista a Monfalcone, assassinati il 7 ottobre 1921 in via IX giugno. Poco dopo le ore 22 i due giovani operai antifascisti del Cantiere (20 anni il primo, 18 il secondo) stavano rincasando, quando vennero freddati a colpi di rivoltella. Dei due giovani assassinati, Giuseppe Nicolausig di Mossa aveva sentimenti libertari, mentre Dioniso Rizzardini, originario di Pola, frequentava il gruppo giovanile comunista. Nonostante i due assassini riuscirono a sfuggire, subito fu chiaro che si trattava di un delitto politico compiuto dai fascisti. Il locale Fascio di combattimento – dove secondo il quotidiano comunista triestino “Il Lavoratore” i due assassini si erano rifugiati – cercò di prendere le distanze dall’accaduto e minacciò di farsi giustizia. Quando si sparse la notizia del delitto, tutta la città e specialmente la classe operaia, ne rimase fortemente impressionata. Le maestranze del Cantiere Navale Triestino, dove erano occupati i due giovani, abbandonarono il lavoro verso le ore 9 in segno di protesta. I funerali dei due operai quindi si trasformarono in una manifestazione imponente, forse l’ultima prima dell’avvento della dittatura. A distanza di oltre un secolo vogliamo ricordare questi due ragazzi prime vittime della barbarie fascista a Monfalcone.
Villanorma Micheluz a soli 16 anni fece parte del distaccamento Brigata Garibaldi “Trieste”, comandato da Oliviero De Bianchi a stretto contatto con i GAP ai quali si aggregò con funzioni di staffetta e informatrice. Agì in collegamento con l’intendenza partigiana Montes che operava nella Bassa friulana per rifornire di viveri, vestiario e armi le formazioni partigiane in montagna. Scesa dalla montagna in permesso, con una delegazione di partigiani, fu catturata dai militi delle Brigate Nere della RSI nella sua abitazione a Ronchi, nel rione Pater, che fu incendiata. Portata a Pieris fu interrogata e torturata per giorni. Il suo corpo seviziato e privo di vita fu ritrovato abbandonato in un fosso nel limitrofo comune di San Pier d’Isonzo nel 1944. Aveva solo 16 anni. I Comuni di Turriaco e San Canzian le hanno dedicato una strada. La relazione “Antifasciste che si raccontano: Villanorma Micheluz vista da Elda Soranzio” mette in evidenza l’esperienza di due adolescenti nella Resistenza e il desiderio di Elda di ricordare Villanorma. Sta agli storici raccogliere questo bisogno e leggere l’esperienza femminile che cambia il modo di considerare la Liberazione nel suo complesso.
Mario Fantini “Sasso” fu il quasi leggendario Comandante della Divisione “Garibaldi Natisone”, figura interamente da riscoprire, che – fra l’altro – ha vissuto da protagonista la battaglia di Peternel del 22 maggio 1944, che fu vittoriosa per i partigiani italiani e sloveni che combattevano contro i nazi-fascisti, alla quale abbiamo dedicato una mostra e una pubblicazione due anni fa. Attraverso Sasso affrontiamo i temi dell’epopea partigiana, dei valori della Resistenza e di quelle persone comuni che – per propria vocazione e per le contingenze del periodo – si sono trovate a guidare Divisioni di partigiani, come “Sasso”, la cui storia appare straordinaria ed è bene venga tramandata alle giovani generazioni, dal momento che da operaio del cantiere navale di Monfalcone e oppositore del fascismo è divenuto il Comandante della Divisione “Garibaldi Natisone”, ovvero la più grande formazione partigiana della Resistenza italiana, con i suoi 5.500 combattenti e i 1.500 caduti. Per tutto l’inverno e per buona parte della primavera del 1945 la Divisione fu impegnata in numerosi combattimenti in Slovenia e il 6 maggio partecipò addirittura alla Liberazione di Lubiana, prima di rientrare in Italia.