In Istria anche le pietre parlano italiano…

Lussino non è propriamente Istria, pur essendone di fronte, ma sono convinto che chi sostiene che le pietre qui parlano italiano si riferisce anche a quest’isola. Dopo una vacanza da queste parti ho potuto notare come effettivamente qui ci siano pietre che parlano tuttora italiano… In centro a Lussinpiccolo (o Mali Lošinj) infatti c’è ancora una pietra miliare di epoca fascista (trovate qualche info su questa pietra in un foglio di esuli lussignani piuttosto nostalgici).

Morale: in Istria le pietre che parlano italiano le hanno messe i fascisti e i cani ci pisciano sopra.

#doviđenja

Sulla pietra miliare fascista in centro a Lussinpiccolo ci pisciano i cani
🐶🐩

A Dragozetici

In seguito ad un invito di un collega chersino a casa sua sull’isola ho abbandonato ogni proposito e programma di un 1° maggio militante in favore di una tre giorni di bagordi…panorma di Dragozetici con la pioggia dalla casa in cui siamo ospiti

Viaggio di andata vicino a un Odissea: 5 ore di viaggio tra fermate tecniche per le bimbe, strade sconte in Slovenia per non dover pagare l’esoso bollettino per le autostrade, attese di traghetti, sbagli di strada ecc ecc. In ogni caso arrivo a Dragozetici sull’isola di Cherso nel primo pomeriggio con nervi a fior di pelle per l’isteria delle bimbe affamate, accaldate e stanche. Proviamo subito a rilassarci ma il paese si arrampica sul crinale che scende verso il mare e le case rispecchiano il territorio di cui sono parte: continua minaccia di incolumità per Mira e Dora che come palline di un flipper corrono da una parte all’altra.

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Idemo u more: Cres

Ci spostiamo come dice Mira con il “draghetto” da un’isola all’altra anzi tra due serti insulari qualunque cosa significhi: dalle Elettridi alle Assirtidi e pare quasi di essere a Venezia e visto la storia di questi luoghi non è un’impressione del tutto campata in aria.

In cerca di un posto dove consumare il pranzo al sacco passiamo tangenti al capoluogo Cres che non vedremo per proseguire e come al solito nel momento meno opportuno le bimbe si addormentano e dopo un paio di tentativi di strade poi rivelatesi sbagliate puntiamo verso Lubenice/Lubenizze con la sua strada irta e scassata. All’arrivo Mira sfoggia uno dei suoi risvegli peggiori e fa una scenata davanti al bar principale del paesino nell’unico momento in cui è affollato di turisti (tra cui gli immancabili triestini che come gli si confà sono peggio della coca-cola e dei crocifissi quanto a onnipresenza…) Dopo una apparizione spettrale che un po’ mi inquieta, un po’ mi suscita dubbi sulla mia salute mentale o perlomeno stanchezza e un po’ mi diverte girovaghiamo per questo paesino arroccato sulla scogliera da cui si vedono gli isolotti satelliti di Cherso attraverso le stradine strette poi si riparte di slancio temendo una nuova sfuriata della figliolanza alla ricerca di una meta che per ora è solo ipotetica.
L’idea è di andare a Martinšćica. Idea suggeritaci da un mio collega originario dell’isola e da alcune pagine del libro di Claudio Magris Microcosmi (la mia copia peraltro ce l’ha da tempo immemorabile tanto che potrei salutarla.. proprio il collega di cui sopra…) e dall’intervista sempre a Magris Tra il Danubio e il mare.
Martinšćica è un posto incantevole realmente. Un porto di pescatori in una baia protetta con all’orizzonte l’isola di Levrera. Qui non c’è ancora turismo di massa: non esistono alberghi per pernottare ci sono solo gli appartamenti privati e ci sono 2 o 3 ristorantini oltre ad una gelateria gestita dagli albanesi di Macedonia descritti da Magris. Anche qua però presumibilmente le cose cambieranno in fretta: mancano solo le finiture ad una serie di ville a schiera di pessimo gusto appena fuori il paese… forse l’ultima stagione senza rombare di auto e moto d’acqua?
Decidiamo quindi di fermarci qui nei prossimi giorni, inoltre siamo stremati dallo spostamento da un’isola all’altra e comunque si rivelerà una buona base per i – pochi in realtà – spostamenti dei giorni successivi.
Ossero/Osor appare arrivandoci come un paesino acquitrinoso – caratteristica causa del suo declino – in cui l’unica cosa che abbonda sono i ruderi a testimone di un antico passato di una città che fu stanziamento preistorico, passaggio sulla via dell’ambra, rivale di Venezia. Conserva tuttavia diversi angoli caratteristici buona occasione per vuotare le vesciche nel nostro spostarci verso l’isola di Lussino/Losinj.
In realtà in questa che è stata l’ultima isola (o – per continuare sui dubbi sulle isole e l’insularità – è solo una continuazione di Cherso da cui è divisa solo da uno stretto canale che nel suo punto più stretto e di 11 metri?) che abbiamo visitato era d’obbligo per una sosta nella ridente Neresina/Nerezine a soli 4 km dal ponte località che curiosamente è stata in qualche modo teatro di vicende personali di parenti stretti, amici di vecchia data e colleghi come a intrecciare vari destini. Visto la difficoltà a spostarci con le bimbe non ci avventuriamo oltre nonostante Lussingrande e Lussinpiccolo ci tentino e rimandiamo a data da destinarsi… rientro passando per Ustrine: come Lubenice altro villaggio di pastori a picco sul mare già sito di castellieri e con un panorama mozzafiato. Quindi rientro a Martinšćica per le consuete birrette e notte insonne.
La fine delle vacanze è universalmente ritenuta una merda. Beh per noi lo è stato fuor di metafora. Il nostro rientro ha rischiato di essere ancora più precipitoso perché nel pomeriggio del terz’ultimo giorno di permanenza previsto il bagno ha rischiato di colmarsi di sterco visto che un tubo si era “stroppato” come si dice anche in croato.
Poi in realtà l’emergenza rientra visto che a tempo di record il Plaino locale giungerà a spurgare le tubature intasate. Ci rendiamo conto anche di come sia difficile avere servizi normali su un’isola: se non avesse combinato all’ultimo momento di passare il camion per lo spurgo sarebbe potuto venire solo dopo tre giorni… la padrona di casa un po’ ci ha raccontato della difficoltà di crescere tre figli quando non c’era né luce né acqua corrente in casa… la stessa fogna funziona (male come abbiamo visto…) da pochissimi anni a Martinšćica…
Il giorno successivo comunque valuteremo di andarcene con un giorno d’anticipo rispetto al previsto: il puzzo di merda se n’è quasi del tutto andato, ma la situazione non pare delle più igieniche per le scorribande della formichiera Dora (grandi scorpacciate di formiche per lei… detta anche Killer anche per il suo sangue freddo nel terminare gli insetti anche più disgustosi) in più il tempo volge al peggio.
Un po’ fa tristezza andarsene senza neppure avere il tempo di avere nostalgia di un luogo lasciato in fretta… destino di queste terre di esodo forse… ma è meglio evitare paragoni azzardati e forse offensivi.
Rientrando passiamo per Vrana per guardare il lago interno (il fondo però è sotto il livello del mare) rischiando di finire fuori strada per un presunto furlano con l’auto targata UD che ha parcheggiato malamente sul ciglio della strada.. probabilmente dopo tanto mare si sarà messo a fissare un po’ d’acqua dolce pensando a Cavazzo o a Barcis… anche i furlani sono una razza diffusa da queste parti (Nerezine ne è un’enclave perlomeno il campeggio).
A Valun dove ci fermiamo per il pranzo invece molte auto targate GO e già si risente aria di casa nonostante la mancanza del fetore carbonifero del mio amato tubone…
Il resto del viaggio lo passiamo con le bimbe che dormono quasi tutto il tempo (per una volta a proposito) e sotto una fitta e fine pioggia. La temperatura che troviamo è inferiore rispetto a quella della partenza di una quindicina di gradi e ci fa considerare da un lato quanto siamo stati fortunati nei giorni precedenti (di giorno 30-35° C, la sera ben sopra i 20°) dall’altro che l’estate è realmente finita e che pure i bagni nel brodo primordiale di Marina Julia possiamo rimandarli all’anno prossimo (anche se in questi giorni passando di là con giubbotto e scarpe abbiamo visto un crocchio di giovinastri slavi o scandinavi in vacanza al campeggio della ridente – per le pantegane perlomeno – località balneare bisiaca…).
Del resto dopo tre giorni dal rientro si è aperta un’altra storia: Mira all’asilo…
Rientrati per concludere in qualche modo di leggere il Magris “da viaggio” prendo in biblioteca il libro L’infinito viaggiare per scoprire con mia somma sorpresa che contiene un intero capitolo intitolato In bisiacaria… e il cerchio si chiude.