CANI E GATTI

Negli scorsi giorni causa il maltempo e la disperazione da asili chiusi come spesso in questi casi per far sfogare le bimbe e uscire dall’universo concentrazionario familiare andiamo in biblioteca (non prima di aver fatto un salto in privata of course…).
Prima di far scendere le bimbe dall’auto, quando arriviamo davanti alla biblioteca, vado a sincerarmi non fosse chiusa visto il periodo festivo.
Legato alla ringhiera antistante c’è un cane credo bastardo anzi sicuramente bastardo e anche meticcio ma simile a un bracco tipo un Pluto o Pippo in carne, bava e ossa. Appena mi avvicino lo stronzo inizia ad abbaiarmi contro e a ringhiare: “cazzo vuoi tanto sei legato… ti venisse a te e al tuo padrone…” penso con disappunto.
In ogni caso la biblioteca è aperta e le bimbe hanno necessità dell’ora d’aria (e io con loro) allora le faccio scendere dall’auto per entrare. Appena ci avviciniamo il bracco subito ricomincia ad abbaiare fino a sbavare come una bestia rabbiosa. Mira lo cogliona facendogli il verso ma man mano ci avviciniamo le passa la voglia di deriderlo (e le faccio notare che meglio non scherzare troppo con le bestie o meglio con certe bestie…. e il discorso vale anche e soprattutto per bestie a due zampe e senza piume…). Il cane si mette tra noi e la porta della biblioteca ma le mie solide scarpe antinfortunistiche gli suggeriscono di non avvicinarsi troppo ed entriamo. Appena dentro chiedo ad alta voce e con tono esacerbato di chi fosse il cane legato fuori dalla porta. Una vecchia – squallido avanzo del ’68 a giudicare dallo stile – credendosi simpatica chiede: “Perché ve gà magnà?” io la guardo dopo di che guardo le mie bimbe come a fargliele notare. Non ho ritenuto opportuno aggiungere altro e per fortuna un’altra utente della biblioteca lo ha fatto al posto mio. Il nervoso e le cattive vibrazioni le accumulo più dopo questa risposta che per il grugno del cagnaccio.
La padrona del bracco-bastardo come soluzione lo va a prendere e lo porta all’interno della biblioteca…
Sinceramente io non ho mai avuto una grande simpatia per i cani  (e ne ho sempre meno per i PADRONI di cani…). Io credo sia un po’ una cazzata l’aforisma attribuito a Rosseau sugli amanti di cani e gatti – anche se non nego che un po’ in certi periodi mi sia piaciuto – secondo cui: “Gli artisti, i ribelli e gli introversi preferiscono i gatti; i soldati, gli estroversi e gli autoritari preferiscono i cani”.
Quel giorno ho preso a prestito totalmente a caso un libro “dei” Freak Brothers e questa è – credo simbolicamente – la prima striscia di vignette…
 

a proposito di gatti: dopo 20 anni (circa) il gatto Rufius è passato dalla parte dei più: gli mando un saluto e una carezza sul suo morbido pelo rossiccio…


PS sono riuscito a riferire questo episodio che mi fa tuttora tremendamente incazzare senza neanche una bestemmia e con un uso contenuto del turpiloquio… non mi riconosco più…

i pagliacci

oggi come spesso capita d’estate ho subito il forte richiamo nazional-popolare delle sagre. Cena a Turriaco alla ormai tristemente piddina Festa de L’Unità (alla faccia di Gramsci che ormai è da un pezzo che si rivolta nella tomba…).

Arrivo con largo anticipo per la cena a buon ora delle bimbe… insomma alle sei e mezza già siamo lì… con mio sommo disappunto leggo che per le 19.45 è prevista una conferenza della Serracchiani e di Rosato (che sia imparentato con qualche persona conosciuta? No non è possibile il nostro Ros(s)ato nazionale sotto sotto vota Forza Italia come disse un tale… Però l’onorevole Ettore ha un nero passato sento dire a Trieste quindi forse sì: sono imparentati ancorché con una S di meno o di più a seconda…).

Cena in fretta e furia per evitare di incrociare la nuova classe digerente pd(u?)ista ma tra tempi tecnici di ingomeamento bimbe, giochi e chiacchiere con conoscenti il tempo vola e ce ne andiamo ben dopo le 20.15 quando ancora nulla è accaduto: solo 1/4 d’ora prima è arrivato il Rosato.

Mentre Mene vado penso che per questa volta perlomeno a mangiare saranno gli altri: il “popolo”, i cittadini, i votanti, i bisiachi (stranamente – o forse no – alle sagre si trovano solo bisachi e al limite furlani delle zone finitime con esclusione di tutte le altre etnie che compongono il variegato insieme monfalconese).

Poi Frà mi dirà che in realtà poco dopo il suo arrivo Rosato si è imboscato in cucina… insomma a mangiare i politici proprio non riescono a farne a meno..

Nota positiva: le persone presenti – molto meno che negli anni scorsi a occhio – erano tutte intente a ingozzarsi della (buona devo dire) cucina della sagra (ottimo lo spritzone a 1 € tra l’altro…) e per nulla interessate al prossimo arrivo dei papaveri (e papere) rossi…

Dopo essermi riuscito a risparmiare gli sproloqui di ‘sti 2 buffoni decido di andare nell’amena località di Roncjs di Monfalcon (per dirla alla furlana) ovvero sia Ronchi dei Legionari (come dicono i-taliani non rendendosi conto della mistiFICAzione nazionalistica del toponimo).

Qui c’è la nota quermesse dell’Agosto ronchese che per prestigio-importanza sta collassando con i conti del comune viene da pensare… insomma rispetto a solo pochi anni fa… ‘na merda…

Ai due pagliacci di cui sopra si sostituiscono il buon vecchio Sdrindule in una delle sue sortite in terra bisiaca dove non è la prima volta che lo trovo. Con buona pace di mio papà – suo entusiasta sostenitore nonché ex-compagno di classe – reggo il signor Ermes Di Lenardo in arte Sdrindule per poco più di un minuto dopo di che ritirata strategica verso una piazza vicina dove un altro commediante allestirà uno spettacolo di burattini molto divertente (in cui fa anche una battuta sulle Feste de L’Umidità…) dopodiché problema tecnico con le picie e ritirata strategica…

Otto Disc a in Bisiacaria? Monfalcone come Springfield (parte II)

Questa settimana mi è giunta ulteriore conferma che Monfalcone è come Springfield dei Simpson al di là della differenza che la centrale – per il momento –  è a carbone e non nucleare.
Nei primi giorni della settimana i media locali – lo squallido Piccolo che come ho scoperto da quando vivo da ‘ste parti compete con il Fessaggero quanto a pessima qualità… – ha rilanciato la notizia con il solito stile accusatorio e infamante che uno degli autisti comunali dello scuolabus è stato arrestato per possesso di “erba in quantità rilevante” (come cantavano i monfalconesi THC...) e in effetti 1 kg non so se è considerabile per uso personale… Il fatto poi che il tipo fosse legato (a livello di inchiesta poi non so se ci fosse pure del tenero tra l’improbabile coppia sballone-guerrafondaio…) a un ufficiale dell’esercito vivente a Tarcento in possesso di un casino di armi non convenzionali e non denuciate  (anche se stranamente non si tratta del “Comandante” di stanza a Collalto…) mi ha fatto ridere…
A posteriori Frà ha capito perché l’autista dell’autobus era sempre di buon umore e canticchiava le stupide canzoncine che si inventavano i bambini su cacca-pupù e altre amenità…
Per il resto breve periodo di indisposizione dettato non dal mio solito flusso copioso di sangue emorroidale da periodo di intensa ubriachezza ma probabilmente da virus rompiballe dovuto in effetti ad un mio eccessivo igienismo (che di per sé è già una malattia). Visto che sono stato ripetutamente sfottuto per questo volevo puntualizzare che la mia pulizia è dovuta alla frequenza con cui vado a prendere il bagno con le bimbe… sinceramente dopo un bagno a Sistiana mi faccio la doccia… tra l’altro – alla faccia del mare (pare non più) inquinato di Marina Julia – a Sistiana mi sono trovato sul costume e sui salvagenti delle bimbe delle belle chiazze nere dovute a derivati del petrolio…


[a grande richiesta il blog torna pubblico anche se mi riservo di cancellare vecchi post…]

A Dragozetici

In seguito ad un invito di un collega chersino a casa sua sull’isola ho abbandonato ogni proposito e programma di un 1° maggio militante in favore di una tre giorni di bagordi…panorma di Dragozetici con la pioggia dalla casa in cui siamo ospiti

Viaggio di andata vicino a un Odissea: 5 ore di viaggio tra fermate tecniche per le bimbe, strade sconte in Slovenia per non dover pagare l’esoso bollettino per le autostrade, attese di traghetti, sbagli di strada ecc ecc. In ogni caso arrivo a Dragozetici sull’isola di Cherso nel primo pomeriggio con nervi a fior di pelle per l’isteria delle bimbe affamate, accaldate e stanche. Proviamo subito a rilassarci ma il paese si arrampica sul crinale che scende verso il mare e le case rispecchiano il territorio di cui sono parte: continua minaccia di incolumità per Mira e Dora che come palline di un flipper corrono da una parte all’altra.

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bilirubina is in my mind

dopo anni sono andato a donare il sangue o quel che ne resta oggi mi sono arrivate le risposte delle analisi… incredibilmente nonostante ogni mio terrorismo verso il mio cervello, il mio fegato, i miei polmoni e tutto il resto ho solo un valore sballato… ovviamente la bilirubina ma anche questa di poco… però sarà forse dovuto a questo il mio carattere bilioso appunto….
non so a cosa possa essere dovuto il mio essere palloso invece… mah…
per il resto solita vita. lavoro due palle, a casa solite cose bimbe più o meno insonni, fatto il preliminare del preliminare e credo di aver la stessa sensazione di quando si fa troppo petting (modo anglofono di dire preliminari in fin dei conti) senza eiaculare: mi duolono i coglioni…
in più pare arrivare la primavera e penso che odio gli sbalzi ormonali sia miei che altrui
propongo la castrazione chimica per tutti
io per ora sono talvolta vittima di fame chimica ma non è proprio la stessa cosa anche se in realtà aiuta
vorrei non ci fossero più le mezze stagioni sul serio: o inverno o estate
basta! no stati intermedi, no tepore primaverile o colori autunnali.
e vonde
sarò manicheo o manicone non so… tant’è talvolta la penso così…

Idemo u more: Cres

Ci spostiamo come dice Mira con il “draghetto” da un’isola all’altra anzi tra due serti insulari qualunque cosa significhi: dalle Elettridi alle Assirtidi e pare quasi di essere a Venezia e visto la storia di questi luoghi non è un’impressione del tutto campata in aria.

In cerca di un posto dove consumare il pranzo al sacco passiamo tangenti al capoluogo Cres che non vedremo per proseguire e come al solito nel momento meno opportuno le bimbe si addormentano e dopo un paio di tentativi di strade poi rivelatesi sbagliate puntiamo verso Lubenice/Lubenizze con la sua strada irta e scassata. All’arrivo Mira sfoggia uno dei suoi risvegli peggiori e fa una scenata davanti al bar principale del paesino nell’unico momento in cui è affollato di turisti (tra cui gli immancabili triestini che come gli si confà sono peggio della coca-cola e dei crocifissi quanto a onnipresenza…) Dopo una apparizione spettrale che un po’ mi inquieta, un po’ mi suscita dubbi sulla mia salute mentale o perlomeno stanchezza e un po’ mi diverte girovaghiamo per questo paesino arroccato sulla scogliera da cui si vedono gli isolotti satelliti di Cherso attraverso le stradine strette poi si riparte di slancio temendo una nuova sfuriata della figliolanza alla ricerca di una meta che per ora è solo ipotetica.
L’idea è di andare a Martinšćica. Idea suggeritaci da un mio collega originario dell’isola e da alcune pagine del libro di Claudio Magris Microcosmi (la mia copia peraltro ce l’ha da tempo immemorabile tanto che potrei salutarla.. proprio il collega di cui sopra…) e dall’intervista sempre a Magris Tra il Danubio e il mare.
Martinšćica è un posto incantevole realmente. Un porto di pescatori in una baia protetta con all’orizzonte l’isola di Levrera. Qui non c’è ancora turismo di massa: non esistono alberghi per pernottare ci sono solo gli appartamenti privati e ci sono 2 o 3 ristorantini oltre ad una gelateria gestita dagli albanesi di Macedonia descritti da Magris. Anche qua però presumibilmente le cose cambieranno in fretta: mancano solo le finiture ad una serie di ville a schiera di pessimo gusto appena fuori il paese… forse l’ultima stagione senza rombare di auto e moto d’acqua?

Martinšćica com'era-com'è

Decidiamo quindi di fermarci qui nei prossimi giorni, inoltre siamo stremati dallo spostamento da un’isola all’altra e comunque si rivelerà una buona base per i – pochi in realtà – spostamenti dei giorni successivi.
Ossero/Osor appare arrivandoci come un paesino acquitrinoso – caratteristica causa del suo declino – in cui l’unica cosa che abbonda sono i ruderi a testimone di un antico passato di una città che fu stanziamento preistorico, passaggio sulla via dell’ambra, rivale di Venezia. Conserva tuttavia diversi angoli caratteristici buona occasione per vuotare le vesciche nel nostro spostarci verso l’isola di Lussino/Losinj.
In realtà in questa che è stata l’ultima isola (o – per continuare sui dubbi sulle isole e l’insularità – è solo una continuazione di Cherso da cui è divisa solo da uno stretto canale che nel suo punto più stretto e di 11 metri?) che abbiamo visitato era d’obbligo per una sosta nella ridente Neresina/Nerezine a soli 4 km dal ponte località che curiosamente è stata in qualche modo teatro di vicende personali di parenti stretti, amici di vecchia data e colleghi come a intrecciare vari destini. Visto la difficoltà a spostarci con le bimbe non ci avventuriamo oltre nonostante Lussingrande e Lussinpiccolo ci tentino e rimandiamo a data da destinarsi… rientro passando per Ustrine: come Lubenice altro villaggio di pastori a picco sul mare già sito di castellieri e con un panorama mozzafiato. Quindi rientro a Martinšćica per le consuete birrette e notte insonne.
La fine delle vacanze è universalmente ritenuta una merda. Beh per noi lo è stato fuor di metafora. Il nostro rientro ha rischiato di essere ancora più precipitoso perché nel pomeriggio del terz’ultimo giorno di permanenza previsto il bagno ha rischiato di colmarsi di sterco visto che un tubo si era “stroppato” come si dice anche in croato. Ceghe probabilmente ha fatto lo stronzo che ha fatto traboccare il water…
Poi in realtà l’emergenza rientra visto che a tempo di record il Plaino locale giungerà a spurgare le tubature intasate. Ci rendiamo conto anche di come sia difficile avere servizi normali su un’isola: se non avesse combinato all’ultimo momento di passare il camion per lo spurgo sarebbe potuto venire solo dopo tre giorni… la padrona di casa un po’ ci ha raccontato della difficoltà di crescere tre figli quando non c’era né luce né acqua corrente in casa… la stessa fogna che io ho contribuito prontamente a stroppare funziona (male) da pochissimi anni a Martinšćica…il caffè delle beppina: contro l'astinenza da caffeina in HR
Il giorno successivo comunque valuteremo di andarcene con un giorno d’anticipo rispetto al previsto: il puzzo di merda se n’è quasi del tutto andato ma la situazione non pare delle più igieniche per le scorribande della formichiera Dora (grandi scorpacciate di formiche per lei… detta anche Killer anche per il suo sangue freddo nel terminare gli insetti anche più disgustosi) in più il tempo volge al peggio.
Un po’ fa tristezza andarsene senza neppure avere il tempo di avere nostalgia di un luogo lasciato in fretta… destino di queste terre di esodo forse… ma è meglio evitare paragoni azzardati e forse offensivi.
Rientrando passiamo per Vrana per guardare il lago interno (il fondo però è sotto il livello del mare) rischiando di finire fuori strada per un presunto furlano con l’auto targata UD che ha parcheggiato malamente sul ciglio della strada.. probabilmente dopo tanto mare si sarà messo a fissare un po’ d’acqua dolce pensando a Cavazzo o a Barcis… anche i furlani sono una razza diffusa da queste parti (Nerezine ne è un’enclave perlomeno il campeggio).
A Valun dove ci fermiamo per il pranzo invece molte auto targate GO e già si risente aria di casa nonostante la mancanza del fetore carbonifero del mio amato tubone…
Il resto del viaggio lo passiamo con le bimbe che dormono quasi tutto il tempo (per una volta a proposito) e sotto una fitta e fine pioggia. La temperatura che troviamo è inferiore rispetto a quella della partenza di una quindicina di gradi e ci fa considerare da un lato quanto siamo stati fortunati nei giorni precedenti (di giorno 30-35° C, la sera ben sopra i 20°) dall’altro che l’estate è realmente finita e che pure i bagni nel brodo primordiale di Marina Julia possiamo rimandarli all’anno prossimo (anche se in questi giorni passando di là con giubbotto e scarpe abbiamo visto un crocchio di giovinastri slavi o scandinavi in vacanza al campeggio della ridente – per le pantegane perlomeno – località balneare bisiaca…).
Del resto dopo tre giorni dal rientro si è aperta un’altra storia: Mira all’asilo…
Rientrati per concludere in qualche modo di leggere il Magris “da viaggio” prendo in biblioteca il libro L’infinito viaggiare per scoprire con mia somma sorpresa che contiene un intero capitolo intitolato In bisiacaria… e il cerchio si chiude.

Idemo u more: Baška

Arrivati a Baška serve trovare una sistemazione. Io e Mira (che alla faccia del clima salubre si è beccata un pesante raffreddore che poi ha passato a Dora dopo quattro giorni per un totale di 5 ore di asilo….) bighelloniamo un po’ tra le tante insegne di Uffici turistici che mi lasciano sospettoso e vagamente inquieto sulle inculate che nascondono.
A un tratto noto a terra accanto a un intrico di siepi appoggiato su due mattoni dipinti con le parole Sobe e Apartman un cartoncino con scritto in pennarello “Vino i Rakija”. Non ho dubbi: ho trovato! Entro e incontro una anziana seduta sotto delle viti. Stranamente per le mie esperienze vacanziere in Republika Hrvatska non parla una parola di italiano (ma scoprirò poi che a Krk l’italiano lo parlano realmente in pochi e male) ma mi faccio capire a gesti e grugniti. La prima domanda è, ovviamente, se hanno vino. No non ce n’è… maledizione! Si vede che non ero un pirata segnano… loro qui il vino lo trovavano io no… Va beh…
Non mi resta allora altro da fare che chiedere se per caso affitta appartamenti. Mi conduce in casa (molto Jugo) e fa una telefonata. Tra i suoni spezzati del croato colgo ogni tanto qualche parola; capisco che sta chiamando un’agenzia turistica… nooooooo… va beh sono stanco e le bimbe più di me e quindi me ne frego da bravo italiano in vacanza e se ci spennano un po’ in fin dei conti è sempre meglio che sbattersi per trovare altro e poi siamo in vacanza no!?
Poi scopriremo che l’agenzia chiamata è l’unica in cui io ero entrato e immediatamente uscito dopo aver sentito i prezzi (58 iuri al giorno) dell’unico appartamento che avevano rispondente alle nostre esigenze… si vede che era destino finissimo lì…
L’appartamento comunque è bello, fresco e spazioso e qui le bimbe dormiranno più che altrove insomma talvolta le inculate possono avere aspetti piacevoli insomma (Gigetto docet).
Inoltre come in tutti gli appartamenti dati in affitto alla turistaglia da queste parti pure questo ha tv satellitare. Prima cosa che faccio quando entro – forse addirittura prima di avere posato i bagagli – è accendere la televisione (sintonizzata su gay.tv il che mi fa fantasticare su quanto possa essere successo prima del nostro arrivo…) cosa che farò ogni volta che entrerò in casa: da qui capisco come sia possibile che in Italia viga una telecrazia presieduta dal nano malefico (no non quello di Adegliacco intendevo quello di Arcore).
Il giorno successivo dopo la mattina al mare ci facciamo un giro per l’isola: prima destinazione ovviamente Vrbnik/Verbenico. Ovviamente perché questa cittadina è nota per il fatto che qui si produce uno dei più famosi vini jugoslavi: la Žlahtina.
Ceghe dopo il "Gottino" dalmata
Altrettanto ovviamente nonostante un tentativo di sosta nella più grossa azienda agricola della zona per il boicottaggio delle bimbe non riuscirò a bere neppure un calice… e per tutto il resto delle ferie le mie bevute – che seppure quasi mai eccessive saranno quotidiane – saranno per lo più serali (il che visto la rigidità da queste parti sul tasso alcolemico per chi guida = 0 forse è stato un bene…) a base di vinazza oppure preferibilmente delle oneste birre croate anche nel comodo bottiglione in plastica da 2 litri: in ordine di preferenza Osiječko (ottima quella nera), Ožujisko, Karlovačko. Questo giro visto la difficile gestione nella sbronza nema Pelinkovac con cui è troppo facile passare dall’euforia al collasso alcolico… al massimo qualche bicchierino di Šlijvovica cortesemente offertami dalla parona di casa che gentile ed invadente ingozza Mira (e per il terrore di Frà pure Dora) di biscotti al cioccolato. Però cosa utile ficcando in bocca a Dora banana schiacciata ci farà scoprire un’arma in più contro la fame della piccola… Mira in compenso ha scoperto il gusto delle prugne… banana e prugna accostamento delizioso che in queste ferie vista la stanchezza cronica non riusciremo a mimare granché…

Bandiera croata: in cielo un grifone
Baška oltre che come località turistica è famosa per la lapide – di cui una pacchiana riproduzione in miniatura è appesa nel “nostro” appartamento – qui ritrovata (che peraltro è conservata a Zagabria): uno dei più antichi documenti linguistici croati risalente al 1100 scritto in glagolitico (alcuni reperti li abbiamo visti pure a Vrbnik).
Provo sempre una certa circospezione verso i richiami nazionalistici a documenti o fatti medievali che con tutto il rispetto che posso provare per il veteroslavo (poco) mi sanno un po’ di fascismo. Nel caso specifico poi la lapide e il glagolitico in generale oltre all’elemento nazionalistico implicano strettamente anche quello religioso: la lapide attesta una donazione del re croato Zvonimir alla chiesa di Santa Lucia di Jurandvor nei pressi di Baška e nella metà del XI secolo preti e frati “glagolianti” di Veglia si ribellarono contro la decisione del papa di introdurre il latino nei riti religiosi…
Nazionalismo e fondamentalismo religioso sono due delle cose che odio di più e che in Croazia sono disgustosamente diffuse insieme al militarismo il che mi fa ricredere circa la fantasia che ogni tanto mi coglie di venirci a vivere come tanti monfalconesi – tra cui anche parenti – avevano fatto a guerra (la seconda mondiale) finita con il sogno del socialismo… tra l’altro questo è un argomento su cui prima o poi dovrò pure scrivere qualcosa… (anche Magris ne parla in un nel suo Microcosmi)
"Glagolitico" per il suo suono strano diventa un tormentone ed è una parola che ripeteremo scherzosamente in continuazione. Inoltre mi sa che Mira quando usa strane parole – tipo Cuda; Cudala; Blebla ecc. – al posto di parolacce in realtà non lo fa per evitare di essere ripresa ma si sta esprimendo in glagolitico: del resto il suo nome è molto diffuso da queste parti e tra i vari sassi che ha raccattato ce n’è uno vagamente simile – per un occhio sufficientemente svarionato – alla lapide di cui sopra…

A Krk poi abbiamo visto il capoluogo omonimo che è forse la cittadina più bellina ma nulla di notevole da segnalare. Siamo passati per un altro bel posto: Punat in cui però visto le bimbe dormienti nema sosta al loro risveglio improvviso nella campagna abbiamo cercato un agriturismo per uno scalo tecnico però anche in questo caso niente da fare e così a Krk non siamo riusciti a vedere capre né pecore.
Dopo qualche giorno esclusivamente di mare – in cui un pesce mi ha mozzicato la gamba facendomela sanguinare – decidiamo di sfuggire a un insopportabile destino da bagnanti: ormai vista la situazione abbiamo abdicato dalla pretesa di essere viaggiatori e va bene, già l’identità di turisti ci fa sentire un po’ stupidi però ridursi a placidi e soddisfatti bagnanti è addirittura troppo…
quindi scappiamo verso Cherso la più grande delle isole Assirtidi…

Idemo u more: Krk

Lasciate alle spalle le fantasie dannunziane dopo il ponte (che temevo più spaventoso visto le leggende: resta chiuso nei giorni di forte Bora, varca il canale detto anche della tempesta…) ci addentriamo nell’isola di Veglia.
se non mangio queste non assaporo appieno il gusto della croaziaPrima di questa volta non ero mai (stato) su un’isola: capita su questa che è la più grande dell’Adriatico.
Inizialmente ci eravamo prefissati come destinazione Njivice dopo pochi chilometri. La località mi era stata consigliata da una tipa serba anche mezzo apparentata alla lontana con Frà che lavora nella mia privata di fiducia. Il fatto che io diffidi di qualsiasi parola detta in privata; che nonostante siano appena le 13.30 circa già la maggioranza delle spiagge sia in ombra, il fatto che abbiamo appena assaporato il gusto di addentrarci nell’isola e fermarci castrerebbe un poco la nostra aspirazione a crederci viaggiatori all’avventura anche su una station wagon carica di giochi per il mare e pannolini, il panorama con sullo sfondo la città di Fiume e meno lontano stabilimenti petrolchimici e non ultimo il fatto che le bimbe si siano da poco addormentate fanno sì che proseguiamo. Attraversiamo, poco distante, Malinska che ci pare più carina ma le bimbe dormono ancora e allora tanto vale giù fino all’estremità sud di Veglia – che del resto dista una cinquantina di chilometri.
A parte il primo tratto le strade non sono delle migliori e in un punto in cui la strada ha decisamente l’aspetto di un sentiero di capre vedo in lontananza in uno dei rari rettilinei un camion piuttosto grande vista la situazione e non ho neppure il tempo di agitarmi quando da dietro il camion fa capolino un auto di grossa cilindrata che azzarda il sorpasso… per fortuna sono solo bestemmie e insulti verso austriaci e croati (le macchine targate Rijeka saranno in ogni caso le peggio condotte e sarà anche per questa guida e le conseguenti bestemmie di risposta dei talianski il motivo per cui qui la gente come avrò modo di constatare anche personalmente la gente bestemmia in italiano) avendo riconosciuto questi paesi come gli unici possibili ad avere la targa che ci pare di aver intuito nell’auto pirata… (se l’auto era pirata però può essere stata solo croata mai sentiti pirati austriaci…)
Testa o croce tra Baška e Stara Baška o meglio così avremmo fatto in altri tempi ora ci tocca valutare e dalle nostre informazioni (principalmente il libro di Scotti) optiamo per la prima che pare adattarsi di più alle esigenze delle bimbe.
In effetti si rivelerà così: Stara Baška – il nostro sogno proibito – quando la visiteremo qualche giorno dopo senza neppure scendere dall’auto (le bimbe ancora una volta dormivano entrambe in macchina e quelle in auto saranno pressoché le uniche dormite che le due faranno in questi giorni) durante una delle nostre peregrinazioni per l’isola. Kraje – che significa simbolicamente “alla fine” – come anche la chiamano è un paesino privo di turismo di massa e però pure dei servizi che alle liete famigliole sono indispensabili. Costa stupenda e inaccessibile per passeggini: qualche rimpianto per non esserci venuti anni fa come ripeteremo in un sacco di occasioni in questo viaggio… chissà in futuro come si suol dire… conoscendo la nostra incostanza e ansia di nuovo direi veramente improbabile…

quadro kitsch nell'appartamento di baska raffigurante il panorama della cittadina

Andrà bene allora Baška.
Leggiamo sulla guida che ha la spiaggia più lunga dell’isola (2 km) e che è salutare per via di certe sue caratteristiche balneari: questo aspetto salutista già ce la fa apprezzare sperando in meno bronchiti o influenze invernali per le bimbe. La località comunque è decisamente turistica seppur di un turismo non eccessivamente chiassoso e con un bel panorama con colline che dolcemente ma qua e là bruscamente scendono nel mare e con una baia che volge verso Arbe e Segna. Quella Segna in cui siamo stati l’anno scorso con i suoi pirati che dal XV secolo si sono stabiliti anche qui in fuga dai veneziani e in cerca di cereali e vino. Chissà magari in una vita precedente sono stato un uscocco e c’era nel mio destino ritornare in questi luoghi mi viene quasi da delirare… giuro che sono sobrio: quando vado all’estero evito astuzie… si vede però che dopo anni di maltrattamenti e cattive compagnie il mio cervello si prende licenze…

Idemo u more: itinerari dannunziani

Partenza per il mare quarnerino seguendo un itinerario quasi da nostalgici dannunziani. Partenza dalle vicinanze di Ronchi dei Legionari passando paranoiati sulle strade secondarie slovene per evitare di dover pagare la vignetta arriviamo a Fiume; ostinati proseguiamo e visto lo svincolo autostradale di Buccari

lo svincolo dell'autostrada sopra Bakar/Buccari

possiamo considerarci a giusta ragione ben più arditi di D’annunzio & c. che qui fecero la loro bufala (non ho mai capito tutta ‘sta eroicità del gesto di entrare coi M.A.S. – ma forsit i mats a jerin lôr – in una baia e cercare di silurare le navi in rada senza mettere a segno neppure un colpo… casomai stupidità…).

Ben più conseguenti dei nostalgici irredentisti – gruppi di Azione Giovani di Görz hanno fatto proprio ‘sto itinerario: Ronchi-Fiume… – attraversiamo il ponte che appena costruito era intitolato a Josip Broz detto Tito ora non so: magari a Tudjman chissà… e arriviamo a Krk altrimenti detta Veglia.

Pochi sanno che “dopo avere occupato Fiume con i suoi legionari Gabriele D’Annunzio sbarcò anche a Veglia. I suoi uomini, però, furono accolti dalle popolazioni di Punat, Baška e Dobrinj armate di accette e pietre e dovettero ritirarsi. Raggiunto però l’isolotto di San Marco (disabitato), vi piantarono la bandiera e ne proclamarono la conquista.”

Dall’utilissimo e interessante libro di Giacomo Scotti L’arcipelago del Quarnero.

Forse il fatto che in questo caso la “barbarie schiava” (come la chiamava il water di Pescara) abbia umiliato così bellamente gli arditi latini fa sì che questa tappa venga ignorata dai fascisti italioti in trasferta nel Quarnero.


Piccola parentesi sulle mie letture da viaggio: quando vado in giro per il mondo mi porto sempre 2 o 3 libri da leggiucchiare nei momenti di cazzeggio o quando sono appollaiato sulla tazza del water e un po’ per un mio delirio un po’ per orientarmi meglio ci sono sempre, oltre alle scontate guide turistiche (Touring Club e Lonely Planet su tutte), libri che trattano delle località che andrò a visitare o libri di letteratura di viaggio.

L’anno scorso i libri sono stati: Giacomo Scotti I pirati dell’Adriatico, avvincente e che ha influito sulla scelta di soggiornare per 3 giorni a Segna capitale dei pirati Uscocchi; e come letteratura di viaggio che in più parla più o meno di queste zone i libri di Claudio Magris Danubio e Microcosmi (quest’ultimo ha anche parzialmente influenzato la scelta di una delle destinazioni di queste vaccanze).

Quest’anno invece oltre di Scotti (che sta diventando per me un caso letterario o una fissazione a seconda di come si voglia vedere la cosa) il già citato libro: “erratica guida” come la definisce Claudio Magris: Hakim Bey con Taz (che non è propriamente letteratura di viaggio però essendo un libro/manifesto dell’anarchismo ontologico o nomadismo psichico un po’ c’entra col viaggio anche se si tratta di altro tipo di viaggi; in più tra l’altro parla dell‘impresa di Fiume di D’Annunzio) e infine Chatwin con In Patagonia (in cui parla tra l’altro del Mucchio Selvaggio di Butch Cassidy e Billy the Kid e degli anarchici espropriatori parlandone male, però parla male pure dei missionari salesiani nella Terra del Fuoco ma senza andare tanto lontano basterebbe andare in Furlania per sentirne delle belle mi viene da pensare visto quello che si è sentito proprio nei giorni in cui eravamo via…)…

continua…